recensione di Giuseppe De Bellis Quotidiano dei lavoratori – 27 maggio 1979
Se un ‘difetto’ bisogna trovare nel fotolibro di Scuro (ed uno almeno è d’obbligo trovarlo) è probabile che consista nella limitatezza del pubblico (‘audience’ verrebbe voglia di scrivere) in grado di poter afferrare a pieno le emozioni ed i significati delle sue immagini: sono foto fatte ‘dall’interno’ del movimento, foto in gran parte scattate ‘ad uso e consumo’ del Movimento di Bologna assolutamente altro da un reportage, da un documento giornalistico. Chi non ha vissuto abbastanza direttamente questi ultimi anni bolognesi potrà certo consumare questo libro alla profiqua ricerca di atmosfere, di profumi, di omofonie, ma non potrà immergersi a fondo nella ‘privatissima’ storia che esso racconta. «La nostra (storia), fatta di tenerezze, scritte sui muri, cortei gioiosi e militari, tensioni, rimane nostalgico ricordo, per alcuni neanche consavevole memoria»: le immagini di Scuro sembrano le puntuali pietre miliari di questa frase (di Benecchi): sono le pedine di un gioco di incastri, che riporta alla luce le suggestioni e le paure dell’avventura bolognese. Un libro, in sintesi, che dovrà subire differenti usi a seconda che venga guardato da chi a Bologna, ‘c’è stato in mezzo’ o da chi, a Bologna, non c’era o se c’era, dormiva.
a cura di Francesco Vincitorio L’Espresso – 3 giugno 1979
“Malgrado voi”. Libretto che raccoglie le drammatiche “immagini di due anni di battaglie del Movimento di Bologna”. Autore il fotografo Enrico Scuro. Ediz. L’occhio impuro. Bologna
recensione di R. d R. lotta continua – 7 giugno 1979
« Immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna ». Così esordisce il sottotitolo di « Malgrado voi » un libro fotografico di Enrico Scuro, in libreria da qualche settimana e proposto dalle edizioni « L’occhio impuro ». Le foto sono introdotte da due brevi scritti: il primo di Diego Benecchi « contro il quotidiano della rinuncia »; il secondo « contro l’esistente per il possbile » del trasversalista Franco Berardi (Bifo). Le foto si snodano subito dopo e sono una scelta del discorso fotografico « ufficiale » delle vicende bolognesi. Alcune foto sono già note: le abbiamo viste su Linus, giornali, fogli, libri, altre sono, oltre che inedite, migliori delle note.
Per quelli che sono riusciti a mettersi in pensione « post-movimentista » l’oggetto è indispensabile, potranno dire ai loro figli: « vedi, quello col passamontagna e la spranga è papà da giovane… ». Ma va bene anche per quelli che in pensione non sono riusciti ad andarci: vedere la propria faccia va sempre bene. Ottimo da mostrare agli amici nelle lunghe serate dedicate alle « mie foto ».
Piccola la città e Bifo mormora
recensione di Ando Gilardi PHOTO – luglio 1979
Il primo sintomo, agghiacciante, della demenza lo svelano il linguaggio e la scrittura. Succede questo: il malato ha in testa delle idee confuse, poi sa scrivere frasi confuse. Fra le idee e le frasi non esiste nessunissimo rapporto: immaginate due tiretti della scrivania completamente in disordine, come capita. Il primo non descrive il secondo, meno che mai lo spiega: solo si può dire che hanno in comune il disordine. Ora, il demente, considera questo rapporto come trascrizione: il secondo tiretto è la forma descrittiva del primo. E si tiene il primo tiretto in testa, ti fa vedere il secondo e dice: ecco come la penso, ti ho chiarito l’idea? Tutto questo per parlarvi di un piccolo fotolibro di Enrico Scuro, fotografo, con testi di Diego Benecchi e Franco Berardi detto Bifo. I quali sono esempi perfetti di quella dissociazione del linguaggio che abbiamo brevemente descritto. Bifo ebbe una certa notorietà qualche anno fa al tempo della Marcia del Movimento su Bologna: era un professorino molto arrabbiato che ripeteva « vi spazzeremo tutti con una risata ». Deve essere molto invecchiato, e perso i denti, quanto meno ideali. Forse ora dice « vi spruzzeremo tutti con una risata ». Mio dio, mio dio: che tristezza. Però grazie, dio, per avermi piazzato tre generazioni fa: meglio merda che niente. Il fotolibro Scuro ha per titolo « Malgrado voi, immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna ». Insomma, a suo modo è interessante come documento dell’amplificazione resa possibile dalla fotografia di quelle che furono, come qualità politica, squallide risse da osteria portate sulla piazza. È vero, ahimé, che può scapparci un morto. O due al massimo. Ma questi sono gli svantaggi e i vantaggi della mia generazione: che si è fatta un’economia della compassione secondo la quale si usa la parola battaglia da qualche centinaio di morti in su. Al di sotto si tratta di incidenti: penosissimi ovviamente. Ma incidenti.
Fotografia ed editoria
Progresso Fotografico – dicembre 1979
Significativa, in proposito, la testimonianza di Enrico Scuro, un giovane fotografo bolognese che ha vissuto l’avventura della autoedizione: « Basta avere un piccolo capitale, trovare un compositore,un tipografo e un rilegatore e il gioco è fatto. Nella pratica, però, è un’altra cosa. Avevo in cantiere due progetti di libri fotografici: il primo che documentava i « fatti » di Bologna dal ’77 in poi, il secondo centrato sui grandi raduni musicali. Un editore ha visto le centinaia di fotografie e si è mostrato entusiasta di poterle trasformare in due libri. Dopo sei mesi si è accorto che non poteva rischiare la pubblicazione di un fotografo sconosciuto. Ho rischiato da solo, realizzando il primo progetto. Un prestito di una banca e qualche cambiale. Costo: 2.000.000 di lire per 2.100 copie. Risultato: tiri libro, « Malgrado voi », di 60 pagine 20 x 20. Prezzo di copertina 3.000 lire. Poi mi sono accorto che il problema vero non era fare il libro, ma venderlo… Insomma, si è trattato di perdere un paio di mesi e dormire poco la notte per tutti i problemi pratici ed economici. Una esperienza da fare al massimo una sola volta nella vita ».
Il movimento del 1977 in Italia di Luca Falciola Carocci editore, 2015
In tutto il mondo l’esperienza del Sessantotto si è esaurita entro la prima metà degli anni Settanta, di fronte al tramonto delle ideologie e al riflusso nel privato.
Invece in Italia, nel 1977, una generazione di militanti di sinistra ha creduto ancora nella possibilità di una rivoluzione e ha messo in atto un estremo tentativo di sovvertire la società. Ne è scaturito un movimento in bilico tra l’esaltazione e il superamento della politica, aperto a spericolate contaminazioni culturali e capace di audaci sperimentazioni creative, ma anche indissolubilmente legato a dottrine e pratiche violente, tanto da inaugurare la fase più buia degli “anni di piombo”.
Il movimento del 1977 attende ancora un’analisi sistematica, oltre a lasciare aperti interrogativi che sono ineludibili per capire e finalmente storicizzare gli anni Settanta. Il volume ricostruisce – per la prima volta con rigore scientifico e sulla base di un’imponente ricerca archivistica e documentaria – il contesto di crisi nel quale maturò questo ciclo di protesta, i riferimenti intellettuali che ispirarono la mobilitazione, la visione del mondo e le rivendicazioni dei contestatori, gli schemi interpretativi che favorirono l’escalation violenta, la reazione delle istituzioni e la dialettica tra movimento e organizzazioni armate clandestine.
Luca Falciola
È assegnista di ricerca in Storia delle istituzioni politiche presso l’Università Cattolica di Milano. Ha ottenuto un dottorato in Storia (Università Cattolica-Sciences Po Paris), è stato Post-doctoral Fellow alla Yale University (Program on Order, Conflict, and Violence) ed è stato Visiting Fellow alla Beinecke Rare Book & Manuscript Library, Yale University. Le sue ricerche indagano fenomeni di contestazione, violenza politica e terrorismo.
I campi di maggio di Igor Patruno Edizioni Ponte Sisto, 2015
Maggio 1975: Silvana, 21 anni, viene ritrovata morta, in un campo nell’estrema periferia di Roma. Giugno 1975: Andrea, 20 anni, viene rinvenuto decapitato lungo i binari di una ferrovia in Francia. Novembre 1975: Pier Paolo Pasolini viene massacrato all’Idroscalo di Ostia.
Cos’hanno in comune queste morti? Antonio Delle Piane, studente romano, conosce Silvana, conosce Andrea, e frequenta un ragazzo che sa cos’è successo a Pasolini. La sua giovinezza, gli amori, gli incontri, attraversano le nebbie grigie degli anni di piombo, insieme alla voglia di vivere e alle grandi speranze della sua generazione. Sui fondali l’esecuzione del Poeta, il festival di Parco Lambro, la cacciata di Lama dall’Università, l’uccisione di Giorgiana Masi, la Parigi indifferente delle banlieue dove hanno trovato rifugio i terroristi italiani in fuga, la Berlino gelida che fa da sfondo alla parabola tragica della Baader Meinhof.
Quarant’anni dopo, con l’esperienza del suo mestiere di giornalista, Antonio decide di rompere il silenzio. Sulle tracce dei fantasmi dei due ragazzi, si addentra in un viaggio disincantato nelle zone torbide di quel periodo ormai lontano.
Uliano Lucas, Tatiana Agliani La realtà e lo sguardo Storia del fotogiornalismo in Italia Enaudi, 2015
Ricostruendo i percorsi di oltre cento anni di storia del fotogiornalismo italiano, il libro analizza la funzione e il peso attribuito all’informazione visiva sui quotidiani e sui periodici in diversi momenti politico-culturali, ripercorre la nascita e l’evoluzione delle diverse testate, ricostruisce le vicende professionali dei fotoreporter e le dinamiche del loro rapporto con le redazioni dei giornali e con le agenzie fotografiche, raccontando l’intreccio tra le trasformazioni del paese e quelle della carta stampata.
Dal primo incontro della stampa con la fotografia fra Otto e Novecento, fino alle nuove scelte narrative ed estetiche della fotografia degli anni Novanta, strettamente legate alla riorganizzazione del mondo dell’informazione nella società globale di fine millennio.
La realtà e lo sguardo
Una bella intervista su DOPPIOZERO di Silvia Mazzucchelli a Uliano Lucas e Tatiana Agliani
Non tutti i fotografi erano “dentro”. Erano pochi, erano consapevoli, erano politicizzati. E avevano capito che stavi assistendo a uno straordinario cambiamento della società e questo influisce sul tuo comportamento, sul tuo mondo perché tu stai assistendo al fatto che delle “masse” riscoprono la propria vita, si scoprono la vita.
E tu devi raccontare tutto questo, ma soprattutto devi dare una nuova rappresentazione, devi rompere con le vecchie rappresentazioni. Se tu vai indietro la rappresentazione che c’è stata delle diverse classi, è stata una rappresentazione sempre legata all’ideologia o legata alle idee che la piccola borghesia aveva dell’operaio, del contadino, il fotoamatore faceva lo scatto e poi tornava a casa.
Il libro “I Ragazzi del 77” è inserito nell’installazione
Werker 10 – Community Darkroom di Marc Roig Blesa
GD4PhotoArt in FOTO/INDUSTRIA 2015 Biennale di fotografia industriale Fondazione MAST Bologna, 3 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016.
GD4PhotoArt è una selezione biennale di giovani fotografi che ha lo scopo di documentare e sostenere l’attività di ricerca sull’immagine dell’industria, la trasformazione che essa induce nella società e nel territorio, il ruolo del lavoro per lo sviluppo economico e produttivo.
Lars Willumeit su Marc Roig Blesa Sin dai suoi albori, la fotografia, oltre che nell’arte e nella scienza, ha svolto un ruolo di primo piano nelle battaglie socio-politiche, documentando circostanze ed eventi. Nella sua accezione umanista, la fotografia ha spesso avuto la forza di imporre la riforma sociale dall’alto, per mano di un attore privilegiato come il fotografo Lewis Hine, anziché dal basso, come risultato di resistenza e rivolta. Comunque sia, le ultime ricerche sui movimenti di fotografia operaia, un capitolo esplorato solo di recente nella storia della fotografia, hanno chiaramente dimostrato che all’inizio del XX secolo esistevano già prassi alternative e subalterne in ambito non solo europeo.
Il tema della fotografia in relazione al lavoro, alla sua visibilità/invisibilità e all’urgenza di trovare forme contemporanee di attivismo visivo in epoca postfordista è centrale nella prassi artistica di Werker Magazine, un collettivo composto dagli artisti Marc Roig Blesa e Rogier Delfos (in olandese Werker significa lavoratore). La loro radicale pratica fotografica, basata sull’auto-rappresentazione, la pubblicazione in proprio e la critica dell’immagine, si ispira, senza alcuna coloritura nostalgica, ai movimenti internazionali di fotografia operaia degli anni venti e trenta del Novecento. Werker Magazine sviluppa ed esplora strategie di interazione e collaborazione volte a creare e a diffondere prassi collettive autonome di auto-rappresentazione in vari paesi (attualmente è in preparazione una serie di workshop in Spagna, Francia e Marocco), rivolte a diversi network istituzionali e a tutti i livelli sociali.
Il progetto Werker 10 – Community Darkroom è formulato per adattarsi alle specificità del contesto sociale e linguistico in cui si concretizza e si articola in tre parti: 1.) 10 Minutes photography course, 2.) Library, 3.) The eye of the worker (Corso di fotografia in 10 minuti, biblioteca, l’occhio/l’obiettivo fotografico del lavoratore). Il progetto crea una situazione nella quale lo spazio espositivo, da luogo di contemplazione, si trasforma in uno spazio pedagogico in cui viene a comporsi una sorta di costellazione collaborativa che permette allo spettatore, solitamente passivo nel white cube della galleria d’arte, di assumere un ruolo attivo nei processi di produzione dell’immagine, oltre che nel re-editing e nell’analisi critica degli scatti quale forma di apprendimento collettivo. In questo caso il tema del workshop è la nozione di “lavoro invisibile” nel senso che, prima del workshop, esso funge da principio guida per i partecipanti al fine di creare le proprie fotografie di “lavori invisibili”, come potrebbero essere i lavori domestici, un lavoro informale, un attività di volontariato, di cura o di riproduzione. Ma fungerà anche da strumento di pensiero per il processo collettivo di editing e di impaginazione durante il workshop.
Frutto di una collaborazione tra Musinf – Museo Comunale d’Arte Moderna, dell’Informazione e della Fotografia, Fondazione Senigallia e CAMERA, una serie di eventi dedicati alla fotografia accompagneranno il festival annuale della trasmissione radiofonica RAI Caterpillar, il ‘Caterraduno’, in programma per la fine di giugno a Senigallia.
In occasione della manifestazione, il 27 e 28 giugno vedranno la partecipazione di CAMERA a una serie di incontri aperti al pubblico ideati da Carlo Emanuele Bugatti (Direttore di Musinf) e Lorenza Bravetta (Direttore di CAMERA), che si terranno nello storico Palazzo del Duca di Senigallia.
Forte di esperienze di rilevanza storica come quelle del Gruppo Misa e di Mario Giacomelli, Senigallia è da sempre sensibile ai temi della fotografia, che trovano ampio spazio nella programmazione culturale del Musinf grazie a una fitta agenda di workshop che spaziano dalle antiche tecniche di stampa al fotogiornalismo.
La presentazione dell’archivio e del libro I Ragazzi del ’77 agli incontri di Senigallia con Lorenza Bravetta e Emanuele Bugatti
in occasione di REUNION. Primo Raduno Mondiale dei Laureati Università di Bologna Bologna, Portici dell’Archiginnasio, 19-21 giugno 2015
“150 anni di storia dell’Alma Mater”, allestita sotto i portici dell’Archiginnasio: dai momenti ufficiali dell’Ateneo alle feste degli studenti, dalle cerimonie di laurea alle lotte per la contestazione, una carrellata di volti e situazioni che raccontano le storie di vita che l’Università di Bologna racchiude e accoglie. Vite di uomini e donne che in città hanno spiccato il volo presi nel momento più formativo e allo stesso tempo spensierato della loro esistenza.
Fotografia Europea 2015 – Circuito Off REGGIO EMILIA, Androne Sant’Agostino, 16 maggio 2015. a cura di Roberta Ricci
UNSHAREABLE parla della censura di immagini di nudo degli anni settanta nei social network di oggi. Condividendo le mie immagini anni settanta su Facebook mi sono ritrovato censurate immagini di nudo realizzate a Parco Lambro nel 1976. Solo una linea verde ha permesso di visualizzarle di nuovo. Immagini che appartengono alla storia del costume divenute oscene. Con la linea verde o senza?
“Un ragazzo di vent’anni girava con la sua macchina fotografica al collo negli anni ’70, studiava al DAMS, aveva sete di vita e di esperienze e si sentiva partecipe della storia che viveva e fotografava assieme. Per molto tempo non ha più osservato le sue immagini, poi, un giorno, si è ricordato di loro e le ha pubblicate su Facebook. Le sue fotografie in un sol colpo hanno fatto il giro del mondo ed hanno aggregato tutte quelle persone che raccontavano a figli e nipoti ciò di cui erano stati testimoni in un’epoca di speranze. Poi, un giorno, si trova censurato da Facebook per le sue immagini, censura che lui esaspera tracciando una riga evidente per fare capire la violenza e l’arbitrarietà. I social network sono una grande occasione per parlare assieme ed esprimersi con libertà, una libertà non lesiva per gli altri, sempre relativamente al concetto che siamo tutti in un acquario delle cui acque non siamo proprietari. La censura non solo è inopportuna, non cancella solo dei bellissimi e giovani corpi così ardenti di aspirare ad un futuro migliore, ma è una cancellazione di un impeto e di una forza che esce dalla documentazione che diventa anche emozione.” Roberta Ricci
Fumettology – I Miti del Fumetto Italiano
RAI 4 – 2014
ideato, prodotto, scritto e realizzato da FISH-EYE Digital Video Creation con la consulenza di Alessio Danesi (della Rw-Lion Comics).
Il programma (in due parti) è scritto da Alessio Guerrini e Clarissa Montilla, per la regia di Dario Marani.
Tra i fumettisti italiani più talentuosi di sempre, Andrea Pazienza (1956-1988) ha esordito nel 1977, a soli 21 anni, con Le straordinarie avventure di Pentothal, in cui mostra le contraddizioni della sua generazione sullo sfondo di una Bologna in piena agitazione studentesca. Lo stile anarchico, che contraddistingue il tratto e la scrittura di questa sua prima opera, si rivela successivamente nelle strisce pubblicate sulle riviste Il cannibale e Il male. Nel 1980 fonda il mensile Frigidaire, sulle cui pagine dà vita a Zanardi, quasi un suo alter ego, disilluso liceale senza sogni e ideali, perennemente annoiato, capace solamente di compiere cattive azioni con gli amici Petrilli e Colasanti. Seguono nuovi iconici personaggi come Francesco Stella, L’investigatore senza nome e soprattutto Pert, trasposizione bonariamente ironica del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Nel 1985 è la volta dell’eroinomane Pompeo, ritratto tragicamente ne Gli ultimi giorni di Pompeo (1987), il libro più maturo di Pazienza che, per una singolare e crudele coincidenza tra vita e opera d’arte, diventa il suo testamento letterario: l’autore muore per overdose nel 1988, a 32 anni.
I Concerti Rock a Bologna BOLOGNA – Palazzo d’Accursio 5 – 31 agosto 2014
A cura dell’associazione U.F.O – Unione Fotografi Organizzati
Un racconto per immagini della storia musicale della città realizzato in più di trent’anni di attività.
Il ruolo centrale riservato alla musica, dato dal prestigioso riconoscimento di Bologna Città della Musica Unesco che celebra la ricca tradizione musicale e la vivacissima scena del presente, viene qui sottolineato attraverso le tante immagini di artisti italiani e stranieri scattate dai numerosi fotografi dell’associazione durante le loro esibizioni in città.
Nella mostra sarà possibile vedere alcune fotografie dei grandi della storia del rock, da Jimi Hendrix al Palasport di Bologna il 26 maggio 1968, a Joe Cocker con la band Mad Dogs & Englishmen, da Patti Smith e Lou Reed in concerto allo stadio di Bologna a Bob Dylan al Centro Agroalimentare di Bologna in onore di Papa Giovanni Paolo II, fino ai Public Enemy al Made in Bo’ nel 1994.
I fotografi di U.F.O sono: Sandro Beccari, Luca Bolognese, Walter Breveglieri, Nicola Casamassima, Paolo Ferrari. Luciano Nadalini, Michele Nucci, Enrico Scuro, Gilberto Veronesi e Roberto Villani.