recensione di Giuseppe De Bellis Quotidiano dei lavoratori – 27 maggio 1979
Se un ‘difetto’ bisogna trovare nel fotolibro di Scuro (ed uno almeno è d’obbligo trovarlo) è probabile che consista nella limitatezza del pubblico (‘audience’ verrebbe voglia di scrivere) in grado di poter afferrare a pieno le emozioni ed i significati delle sue immagini: sono foto fatte ‘dall’interno’ del movimento, foto in gran parte scattate ‘ad uso e consumo’ del Movimento di Bologna assolutamente altro da un reportage, da un documento giornalistico. Chi non ha vissuto abbastanza direttamente questi ultimi anni bolognesi potrà certo consumare questo libro alla profiqua ricerca di atmosfere, di profumi, di omofonie, ma non potrà immergersi a fondo nella ‘privatissima’ storia che esso racconta. «La nostra (storia), fatta di tenerezze, scritte sui muri, cortei gioiosi e militari, tensioni, rimane nostalgico ricordo, per alcuni neanche consavevole memoria»: le immagini di Scuro sembrano le puntuali pietre miliari di questa frase (di Benecchi): sono le pedine di un gioco di incastri, che riporta alla luce le suggestioni e le paure dell’avventura bolognese. Un libro, in sintesi, che dovrà subire differenti usi a seconda che venga guardato da chi a Bologna, ‘c’è stato in mezzo’ o da chi, a Bologna, non c’era o se c’era, dormiva.
a cura di Francesco Vincitorio L’Espresso – 3 giugno 1979
“Malgrado voi”. Libretto che raccoglie le drammatiche “immagini di due anni di battaglie del Movimento di Bologna”. Autore il fotografo Enrico Scuro. Ediz. L’occhio impuro. Bologna
recensione di R. d R. lotta continua – 7 giugno 1979
« Immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna ». Così esordisce il sottotitolo di « Malgrado voi » un libro fotografico di Enrico Scuro, in libreria da qualche settimana e proposto dalle edizioni « L’occhio impuro ». Le foto sono introdotte da due brevi scritti: il primo di Diego Benecchi « contro il quotidiano della rinuncia »; il secondo « contro l’esistente per il possbile » del trasversalista Franco Berardi (Bifo). Le foto si snodano subito dopo e sono una scelta del discorso fotografico « ufficiale » delle vicende bolognesi. Alcune foto sono già note: le abbiamo viste su Linus, giornali, fogli, libri, altre sono, oltre che inedite, migliori delle note.
Per quelli che sono riusciti a mettersi in pensione « post-movimentista » l’oggetto è indispensabile, potranno dire ai loro figli: « vedi, quello col passamontagna e la spranga è papà da giovane… ». Ma va bene anche per quelli che in pensione non sono riusciti ad andarci: vedere la propria faccia va sempre bene. Ottimo da mostrare agli amici nelle lunghe serate dedicate alle « mie foto ».
Piccola la città e Bifo mormora
recensione di Ando Gilardi PHOTO – luglio 1979
Il primo sintomo, agghiacciante, della demenza lo svelano il linguaggio e la scrittura. Succede questo: il malato ha in testa delle idee confuse, poi sa scrivere frasi confuse. Fra le idee e le frasi non esiste nessunissimo rapporto: immaginate due tiretti della scrivania completamente in disordine, come capita. Il primo non descrive il secondo, meno che mai lo spiega: solo si può dire che hanno in comune il disordine. Ora, il demente, considera questo rapporto come trascrizione: il secondo tiretto è la forma descrittiva del primo. E si tiene il primo tiretto in testa, ti fa vedere il secondo e dice: ecco come la penso, ti ho chiarito l’idea? Tutto questo per parlarvi di un piccolo fotolibro di Enrico Scuro, fotografo, con testi di Diego Benecchi e Franco Berardi detto Bifo. I quali sono esempi perfetti di quella dissociazione del linguaggio che abbiamo brevemente descritto. Bifo ebbe una certa notorietà qualche anno fa al tempo della Marcia del Movimento su Bologna: era un professorino molto arrabbiato che ripeteva « vi spazzeremo tutti con una risata ». Deve essere molto invecchiato, e perso i denti, quanto meno ideali. Forse ora dice « vi spruzzeremo tutti con una risata ». Mio dio, mio dio: che tristezza. Però grazie, dio, per avermi piazzato tre generazioni fa: meglio merda che niente. Il fotolibro Scuro ha per titolo « Malgrado voi, immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna ». Insomma, a suo modo è interessante come documento dell’amplificazione resa possibile dalla fotografia di quelle che furono, come qualità politica, squallide risse da osteria portate sulla piazza. È vero, ahimé, che può scapparci un morto. O due al massimo. Ma questi sono gli svantaggi e i vantaggi della mia generazione: che si è fatta un’economia della compassione secondo la quale si usa la parola battaglia da qualche centinaio di morti in su. Al di sotto si tratta di incidenti: penosissimi ovviamente. Ma incidenti.
Fotografia ed editoria
Progresso Fotografico – dicembre 1979
Significativa, in proposito, la testimonianza di Enrico Scuro, un giovane fotografo bolognese che ha vissuto l’avventura della autoedizione: « Basta avere un piccolo capitale, trovare un compositore,un tipografo e un rilegatore e il gioco è fatto. Nella pratica, però, è un’altra cosa. Avevo in cantiere due progetti di libri fotografici: il primo che documentava i « fatti » di Bologna dal ’77 in poi, il secondo centrato sui grandi raduni musicali. Un editore ha visto le centinaia di fotografie e si è mostrato entusiasta di poterle trasformare in due libri. Dopo sei mesi si è accorto che non poteva rischiare la pubblicazione di un fotografo sconosciuto. Ho rischiato da solo, realizzando il primo progetto. Un prestito di una banca e qualche cambiale. Costo: 2.000.000 di lire per 2.100 copie. Risultato: tiri libro, « Malgrado voi », di 60 pagine 20 x 20. Prezzo di copertina 3.000 lire. Poi mi sono accorto che il problema vero non era fare il libro, ma venderlo… Insomma, si è trattato di perdere un paio di mesi e dormire poco la notte per tutti i problemi pratici ed economici. Una esperienza da fare al massimo una sola volta nella vita ».
“Gli anni di marzo” dal processo a Bertolucci al rapimento Moro
Duecento foto in memoria di una città di Brunella Torresin la Repubblica Ed. Bologna 22 febbraio 2008
Non tutti gli anni sono uguali, e nemmeno i mesi di marzo che hanno scandito gli anni andati dal 1973 al 1978 sono stati tutti mesi di sangue, come lo fu il marzo del ’77, con la morte di Francesco Lorusso in via Mascarella, e le giornate di barricate, fumogeni e vetri infranti che seguirono. Gli anni che le fotografie tornano a indagare, a interrogare, come conti non ancora chiusi o, per chi ha meno o poco più di trent’anni fa, nemmeno mai aperti, sono gli anni che hanno cambiato non solo Bologna ma l’Italia.
I fotografi – Luciano Nadalini (e lo Studio Camera Chiara), Piero Casadei, Paolo Ferrari, Umberto Gaggioli, Gabriele Guerra, Mario Rebeschini, Enrico Scuro, Paquale Spinelli, Stefano Aspiranti, Giuseppe Cannistrà, Patrizia Pulga, Roberta Gavazza, Anna Lisei- hanno aperto e messo in comune i loro archivi, dando vita a un progetto di testimonianza condiviso e sostenuto non solo dal Comune ma anche dalla Provincia e dalla Regione. Oggi sono le fotografie del Movimento – del Dams occupato, nelle cui aule Umberto Eco e Luigi Squarzina chiedevano educatamente di parlare alzando la mano, di Radio Alice e delle feste ai Giardini Margherita – il nucleo di maggior intensità. Il Movimento aveva il «suo» fotografo, Enrico Scuro, che oggi non fotografa più ma sta digitalizzando e rendendo disponibile online il suo archivio (25mila negativi). Le fotografie riportano alla mente e agli occhi le fiumane di corpi e volti e slogan che sfilando gonfiavano le strade, «nel vero del momento», come ha detto Simona Lembi, altrimenti inimmaginabile. Le testimonianze più difficili da ricostruire sono quelle del Movimento Femminista: le donne non avevano una loro fotografa. Anche la ricerca casa per casa, come ha raccontato ieri Luciano Nadalini, ha dato pochi frutti. È quasi una damnatio memoriae.
Gli anni di Marzo BOLOGNA – Galleria Accursio 22 febbraio – 13 marzo 2008
La mostra fotografica storica sul ’77 a Bologna e il relativo catalogo (Minerva Edizioni) hanno richiesto alcuni anni di preparazione per il censimento e il recupero del materiale fotografico, sia negli studi dei fotografi bolognesi che all’epoca dei fatti avevano documentato le vicende per i giornali locali o le istituzioni, sia presso cittadini privati che pur non essendo professionisti avevano scattato immagini per uso personale.
È stata attivata così una catena di ricerca che ha portato all’acquisizione di moltissimo materiale e alla creazione di un fondo fotografico, un racconto a più voci, in grado di rappresentare con la sua articolazione, un panorama di grande respiro delle tensioni e degli avvenimenti vissuti dalla città.
Duecento immagini per rappresentare uno spaccato delle tensioni e degli avvenimenti vissuti da Bologna e dall’intero Paese a partire dal 1973 con la censura-processo al film ‘Ultimo tango a Parigi’ e il golpe cileno, passando attraverso le lotte e le manifestazioni di piazza del 1977 arrivando infine al 1978 con l’omicidio Moro.
Tra i fotografi e gli studi che espongono in questa mostra collettiva sono presenti Studio Camera Chiara, Piero Casadei, Paolo Ferrari, Umberto Gaggioli, Gabriele Guerra, Mario Rebeschini, Enrico Scuro, Pasquale Spinelli, Stefano Aspiranti, Giuseppe Cannistrà, Patrizia Pulga, Roberta Gavazza e Anna Lisei.
La mostra e il relativo catalogo rappresentano l’approfondimento fotografico più importante finora mai realizzato su quegli anni.
presentazione della mostra “Gli anni di Marzo”
Presentazione mostra fotografica ”Gli anni di Marzo”
Gli assessori Ronchi, Lembi e Guglielmi con alcuni fotografi
Le immagini del fotografo in un blog su Internet: raccontano la Bologna tra gli anni ’70 e ’80
Scuro, gli scatti della storia diAndrea Rinaldi Corriere della Sera – Ed. Bologna 12 febbraio 2008
«Il ricordo è un modo di incontrarsi», sosteneva Khalil Jibran, ma quando proferiva quelle parole il filosofo non aveva di certo in mente la fotografia, né internet. Tanto meno poteva pensare al singolare progetto di un ragazzo di vent’anni, che nel ’72 arrivò a Bologna da Taranto per studiare al Dams. Quel ragazzo girava sempre con la sua macchina fotografica e immortalava ogni gesto, ogni attimo della vita bolognese che sarebbe finita poi sui libri di scuola. «Non me ne accorgevo proprio che stavo fotografando la storia», ammette candidamente.
Quel ragazzo si chiama Enrico Scuro, oggi ha cinquantacinque anni, ha continuato a vivere a Bologna e dal primo di gennaio sta mettendo su un sito (www.fotoenricoscuro.it) gli scatti dagli anni ’7o per condividerli con tutti. Per ora sono 1099 le istantanee scansionate e pubblicate, ma ci vorrà ancora un anno perché quegli anni tornino completamente alla luce dalla cantina: mancano infatti ancora 25mila negativi e in questi giorni Scuro è al lavoro per digitalizzarli. «Ti riconosci? Hai delle sensazioni, un ricordo, un flash? Condividili con noi», c’è scritto sotto ogni immagine. Il sito ha ottenuto anche il sostegno dell’istituto Gramsci e dell’archivio storico-sindacale Vera Nocentini di Torino.
«Con il trentennale del ’77 mi hanno chiesto delle foto—racconta Scuro — e allora ho cominciato a toglierle dal cassetto, ma mi sono reso conto che avevo tanto materiale così ho creato il sito». Per ora ci sono solo tre sezioni: il movimento del ’77; un capitolo dedicato agli eventi storici bolognesi dal 1972 al 1982 e i raduni giovanili degli anni ’70, come quello al parco Lambro o il live di Patti Smith in città del 1979: è stato uno dei concerti più belli di quel periodo, c’erano 40mila persone, Bologna era piena di giovani che venivano da ogni parte d’Italia.
La sensazione più forte di quegli anni era l’unione fra le persone, ti sentivi proprio parte di un gruppo molto grande, cosa che invece oggi non c’è più, oggi c’è solo l’individuo».
Nella parte del ’77, invece, non poteva mancare il muro di via Mascarella: quello con i fori di proiettile che spezzarono la vita di Francesco Lorusso l’11 marzo. Molte di quelle foto confluiranno nella mostra “Gli anni di Marzo” che verrà inaugurata il 22 febbraio alla galleria d’Accursio. «Quel giorno — racconta — mi sono ritrovato circondato da poliziotti, fortunatamente di fianco a me c’era un giornalista del Carlino che tirò fuori il tesserino e disse che ero con lui salvandomi dalle manganellate, ma a tutti quegli altri intorno che non avevano la macchina fotografica gliene diedero di santa ragione».
Enrico Scuro intanto continuava a scattare, come già faceva per Linus e Grazia Neri prima di diventare «il fotografo del movimento», compagno di avventure con Bifo, Diego Benecchi e Valerio Monteventi.
Ecco apparire l’allora segretario della Cgil Bruno Trentin mentre tiene un comizio in sala Borsa. Sandro Pertini, il presidente partigiano, tra le ombre del cortile di palazzo d’Accursio. Il corteo per l’assassinio di Walter Rossi, le osterie, Roberto Vecchioni al Palasport, Nanni Moretti al Dams. E infine la strage alla stazione di Bologna. «Mi ha messo in crisi — dice — venivo visto come uno sciacallo a fare fotografie in quel momento. Questo fu uno dei motivi per cui smisi di fare il fotografo e mi “misi a lavorare”, così dall’87 lavoro agli studi televisivi dell’Antoniano». La fantasia non era andata al potere e gli anni ’70 erano andati in cantina.
Gli anni di Marzo E’ accaduto a Bologna Gilberto Veronesi (a cura di) Minerva Edizioni, 2008
Formato: 30 x 24 cm Pagine: 200 Illustrazioni: 200 in B/N e in bicromia
Duecento immagini per rappresentare uno spaccato delle tensioni e degli avvenimenti vissuti da Bologna e dall’intero Paese a partire dal 1973 con la censura-processo al film ‘Ultimo tango a Parigi’ e il golpe cileno, passando attraverso le lotte e le manifestazioni di piazza del 1977 arrivando infine al 1978 con l’omicidio Moro.
La mostra fotografica storica sul ’77 a Bologna e il relativo catalogo hanno richiesto alcuni anni di preparazione per il censimento e il recupero del materiale fotografico, sia negli studi dei fotografi bolognesi che all’epoca dei fatti avevano documentato le vicende per i giornali locali o le istituzioni, sia presso cittadini privati che pur non essendo professionisti avevano scattato immagini per uso personale.
È stata attivata così una catena di ricerca che ha portato all’acquisizione di moltissimo materiale e alla creazione di un fondo fotografico, un racconto a più voci, in grado di rappresentare con la sua articolazione, un panorama di grande respiro delle tensioni e degli avvenimenti vissuti dalla città.
Tra i fotografi e gli studi che espongono in questa mostra collettiva sono presenti Studio Camera Chiara, Piero Casadei, Paolo Ferrari, Umberto Gaggioli, Gabriele Guerra, Mario Rebeschini, Enrico Scuro, Pasquale Spinelli, Stefano Aspiranti, Giuseppe Cannistrà, Patrizia Pulga, Roberta Gavazza e Anna Lisei.
settantasette BOLOGNA – Palazzo Paleotti (Rettorato) 28 settembre – 26 ottobre 2007
A cura dell’Archivio Storico dell’Universitàdi Bologna Mostra documentaria sul ’77 a Bologna nell’ambito del Convegno Internazionale “Ripensare gli anni settanta” promosso dall’Università di Bologna ed organizzato dal Dipartimento di Discipline Storiche, in collaborazione con l‘Archivio Storico dell’Università e l’Istituto Storico Parri Emilia-Romagna (27-29 settembre 2007)
Bologna settantasette
L’incontro impossibile. Il movimento, l’Università, la città
Autori molti compagni bologna marzo 1977 … fatti nostri … NdA Press, 2007
“A 30 anni di distanza torna disponibile uno dei libri più importanti del ’77 italiano. Questa nuova versione, grazie alla disponibilità dei fotografi, completa il lavoro di controinformazione sui fatti bolognesi con la pubblicazione delle foto inedite sequestrate dalla magistratura, e mancanti nel capitolo finale della prima edizione. Il libro fu curato e firmato come “Autori molti compagni” ma la curatela specifica è da attribuirsi al Collettivo di Controinformazione, al fotografo Enrico Scuro e ad alcuni giovani tra cui si distingueranno negli anni un paio di affermati scrittori italiani. ”
Sfogliando nuovamente bologna marzo1977…fatti nostri… voci e fotografie si intrecciano come fili di una ragnatela che ci trainano dentro quella che, nell’articolo su La Repubblica del 21 giugno 2007 viene definita da Alberto Asor Rosa la favola di una generazione . Le immagini sono essenziali, ci aiutano ad entrare attraverso frammenti, schegge di realtà in uno scenario più complessivo che deve essere osservato, per essere compreso da punti di vista diversi. Enrico Scuro, rispondendo ad alcune domande che gli abbiamo posto, dice citando Sandro Toni:
“Esistono fotografie che riproducono la realtà, foto che la occultano, foto che la creano. Ebbene, mi sembra di essermi trovato ben poche volte di fronte a un insieme di fotografie che producano in modo così totale, così tangibile, violento anche, il senso della realtà…..
…l’allegria delle due ragazze giocata contro il potere, la derisione contro le armi da guerra della polizia, l’invenzione dei murales contro i gas lacrimogeni, il non-sense contro la logica. Nelle foto i rapporti di classe, il senso degli scontri, le parti, le ideologie, i desideri sono evidenziati, dichiarati.”
Le fotografie che, una dietro l’altra, documentano ciò che è stato il 1977 a Bologna, in realtà ci pongono davanti ad istanti, attimi che stanno per svolgersi o che si stanno svolgendo. Ciò che si percepisce è l’attimo quasi sospeso, o meglio l’attesa di qualcosa che sta per accadere, che ora è storicamente già successo, ma che in realtà nell’istante in cui viene colto non è ancora avvenuto. Questo senso di proiezione verso un dopo negato fa sì che veniamo “scaraventati” direttamente in strada in mezzo al fumo, alle barricate, alle urla, agli spari, al frastuono, ai cortei, ai girotondi, alle risate, alle voci…Le immagini testimoniano lo “star per” succedere qualcosa, e, ad un tempo, coinvolgono talmente che sembrano far parte da sempre della nostra memoria personale, per cui ci appaiono quasi familiari, scene che potremmo aver vissuto o per lo meno abbiamo già conosciuto attraverso gli organi di informazione. Ma, d’altra parte, è anche come se ci dicessero di non farci trainare dal tempo della storia che esse rappresentano, rischiando di farci fossilizzare solo su un aspetto, poiché “spetta alle immagini il potere specifico di rendere visibile ciò che la storia genera al di là di se stessa” .
Oggi, dopo trent’anni, di fronte a questi scatti colti per strada da fotografi che, come “cani sciolti”, potevano intrufolarsi ovunque, ci si pongono molte domande, siamo messi di fronte a diverse sfaccettature di una storia, è come se noi fossimo presenti, anche se, in realtà, il nostro è, forse, un occhio più da voyeur perché in fondo possiamo solo intuire ciò che stava succedendo. Tornando alle fotografie presenti nel libro sopra citato, dopo aver scorso le immagini di scenari paragonabili a quelli di una città sotto assedio, ci si ritrova, in un paio di pagine, in mezzo ad un girotondo di ragazze sorridenti capeggiate da quella che, forse, può essere definita la mascotte della rivolta studentesca: il drago.
Le manifestazioni, i cortei per strada, radio Alice, le varie riviste e i collettivi sono gli strumenti attraverso cui il movimento si faceva sentire. Marco Belpoliti parla di carnevale a Bologna, le immagini più ricorrenti sono infatti quelle di grandi cortei di giovani che si esprimono attraverso slogan e performance teatrali; maschere e travestimenti sono l’aspetto più gioioso di quel 1977. Catene di ragazzi con facce dipinte di bianco, clown, avanzano per la strada, sembrano mimi, attori di una festa dei folli come definisce l’autore stesso questo carnevale. I giovani entrano nella città, si insinuano nelle strade, vogliono occuparla, sono scesi in strada per conquistarla, il loro ingresso mi ricorda l’opera pittorica di J. Ensor L’ingresso di Cristo a Bruxelles 1888-1889. La folla composta in gran parte da maschere e figure grottesche e una banda in uniforme attendono Cristo, un corteo di persone che invade lo spazio fino all’orizzonte, un corteo di fantocci statici in festa; ovviamente il contesto e la storia di questo dipinto sono completamente diversi dalle fotografie che prendiamo in esame. Si trova però una somiglianza interessante, sicuramente i pupazzi di Ensor sono una critica ad una società che priva i cittadini delle proprie idee, controllandoli dall’alto, nel nostro caso è come se il quadro ed i suoi attori prendessero vita, è come se la situazione si ribaltasse, come se ci si opponesse al controllo e tutto diventasse movimento: i pupazzi si animano, prendono coscienza di sé, si uniscono per far entrare il loro corteo in città e la banda militare in uniforme diviene la radio di tutti.
Giovani studenti delle università della città, in particolar modo quelli del Dams, crescono e plasmano la loro esperienza nei laboratori di arte e di teatro, così da un corso tenuto proprio in quegli anni da Giuliano Scabia nasce il Teatro e informazione. Esperienza di contro-informazione per le strade di Bologna, una sorta di teatro vagante capitanato, in seguito, dal drago, maschera di cartone che apre solitamente i cortei, che divengono quasi un rito sciamanico; gesti, trucchi e travestimenti sembrano quasi voler esorcizzare le strade di Bologna. Franco Berardi (Bifo) nella Postfazione del libro di Klemens Gruber Comunicazione e strategia nei movimenti degli anni Settanta afferma: “difficile trasformare la vita quotidiana librandosi leggeri come parole sussurrate: vieni con me, abbandona la linea di montaggio. Difficile perché il potere dei grigi ottusi pericolosi non lascia facilmente che il possibile si liberi dall’esistere” .
Il drago, dunque, è in testa al movimento, un movimento che cerca di trovare un altro modo possibile, così viene ripresa come figura di movimento Alice, l’Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll. La bambina fa vedere un gioco alternativo, un nuovo possibile che può, come dice Belpoliti, far nascere “[…] un altro modo di circolare. A lato dei giochi dei maschi […]”. Cercare un possibile altro nella quotidianità, nel linguaggio, nei media ha dato vita ad una sorta di laboratorio così nelle strade attraverso gli slogan, le radio, le riviste, come A/traverso, sono stati trasmessi ideali che avevano alla base intellettuali e movimenti come Majakovskij, Artaud, Guattari, Deleuze, il dadaismo…il non-senso, lo scandalo la provocazione divengono strumenti per un linguaggio dinamico, veloce, aggressivo.
Ripensando alle fotografie non è difficile immaginarsi una colonna sonora di voci, come quelle degli slogan o delle telefonate in diretta da radio Alice; nulla è filtrato tutto a/traversa Bologna. Un’invasione di nuovi segni, parole che si uniscono in un linguaggio che tenta di creare nuove realtà, nel 1978 Bifo scrive “il linguaggio è la totalità dei fatti del mondo” , la comunicazione non deve più bloccarsi a evocare il mondo, deve sovvertirlo, deve liberare, aprire le menti. Radio Alice è stata la voce che ha accompagnato il movimento; una telecronaca continua in diretta si è estesa e si è diramata in tutta la città, una radio libera di parlare, di giocare con il linguaggio e di sporcarlo. Inizia quella che Umberto Eco definisce guerriglia semiologia la cui tecnica consiste nel proporre un messaggio, rendendolo soggetto a diversi modi d’interpretazione, di discussione, ciò che viene detto può essere interrotto e il suo senso invertito, come messaggio alternativo che cerca di frenare il bombardamento dei mass media.
La fotografia in tutto ciò che ruolo ha? Credo, avendo anche sentito la voce di Enrico Scuro, che in quel periodo una fotografia forse aveva un valore di una prova come testimonianza di quello che accadeva; in un’immagine ci sono volti e azioni che possono essere riconosciuti. Lui stesso dice che ha incominciato a fotografare perché c’è stata una concomitanza di fatti: era uno studente, faceva parte del movimento e in quel periodo iniziava ad usare la macchina fotografica. Il suo ruolo, simile ad un fotoreporter, è stato anche quello di chi ha partecipato in prima persona, che, ora, di fronte ad una delle sue immagini ricorda ciò che è avvenuto, ciò che è stato e cosa è successo dopo, le sue fotografie non sono distanti, ma sono dentro la realtà. I protagonisti del ’77 non sapevano ancora che cosa sarebbe diventato il ’77, erano immersi un flusso caotico; forse dopo trent’anni un’immagine può voler dire qualcosa di più. Sicuramente, adesso ci poniamo di fronte con uno sguardo consapevole di fronte a quello che è successo, ormai noi sappiamo che cos’è stato il movimento studentesco degli anni Settanta, allora le fotografie forse davano informazioni, oggi possono raccontare una storia, forse.
Gli anni ’70 a Bologna BOLOGNA – Parco della Cà Bura 24 maggio – 4 giugno 2007
a cura dell’Unione Fotografi Organizzati
Nell’ambito di MANIFESTA, la festa della Cgil di Bologna
Le immagini frutto di una ricerca negli archivi: Associazione Pedrelli archivio storico della CdL Bologna, Istituto Gramsci Emilia-Romagna, Fiom di Bologna, Studio Camera Chiara, sono dei fotografi: Paolo Ferrari, Umberto Gaggioli, Enrico Pasquali,Mario Rebeschini, Andrea Ruggeri, Enrico Scuro.