recensione di Giuseppe De Bellis Quotidiano dei lavoratori – 27 maggio 1979
Se un ‘difetto’ bisogna trovare nel fotolibro di Scuro (ed uno almeno è d’obbligo trovarlo) è probabile che consista nella limitatezza del pubblico (‘audience’ verrebbe voglia di scrivere) in grado di poter afferrare a pieno le emozioni ed i significati delle sue immagini: sono foto fatte ‘dall’interno’ del movimento, foto in gran parte scattate ‘ad uso e consumo’ del Movimento di Bologna assolutamente altro da un reportage, da un documento giornalistico. Chi non ha vissuto abbastanza direttamente questi ultimi anni bolognesi potrà certo consumare questo libro alla profiqua ricerca di atmosfere, di profumi, di omofonie, ma non potrà immergersi a fondo nella ‘privatissima’ storia che esso racconta. «La nostra (storia), fatta di tenerezze, scritte sui muri, cortei gioiosi e militari, tensioni, rimane nostalgico ricordo, per alcuni neanche consavevole memoria»: le immagini di Scuro sembrano le puntuali pietre miliari di questa frase (di Benecchi): sono le pedine di un gioco di incastri, che riporta alla luce le suggestioni e le paure dell’avventura bolognese. Un libro, in sintesi, che dovrà subire differenti usi a seconda che venga guardato da chi a Bologna, ‘c’è stato in mezzo’ o da chi, a Bologna, non c’era o se c’era, dormiva.
a cura di Francesco Vincitorio L’Espresso – 3 giugno 1979
“Malgrado voi”. Libretto che raccoglie le drammatiche “immagini di due anni di battaglie del Movimento di Bologna”. Autore il fotografo Enrico Scuro. Ediz. L’occhio impuro. Bologna
recensione di R. d R. lotta continua – 7 giugno 1979
« Immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna ». Così esordisce il sottotitolo di « Malgrado voi » un libro fotografico di Enrico Scuro, in libreria da qualche settimana e proposto dalle edizioni « L’occhio impuro ». Le foto sono introdotte da due brevi scritti: il primo di Diego Benecchi « contro il quotidiano della rinuncia »; il secondo « contro l’esistente per il possbile » del trasversalista Franco Berardi (Bifo). Le foto si snodano subito dopo e sono una scelta del discorso fotografico « ufficiale » delle vicende bolognesi. Alcune foto sono già note: le abbiamo viste su Linus, giornali, fogli, libri, altre sono, oltre che inedite, migliori delle note.
Per quelli che sono riusciti a mettersi in pensione « post-movimentista » l’oggetto è indispensabile, potranno dire ai loro figli: « vedi, quello col passamontagna e la spranga è papà da giovane… ». Ma va bene anche per quelli che in pensione non sono riusciti ad andarci: vedere la propria faccia va sempre bene. Ottimo da mostrare agli amici nelle lunghe serate dedicate alle « mie foto ».
Piccola la città e Bifo mormora
recensione di Ando Gilardi PHOTO – luglio 1979
Il primo sintomo, agghiacciante, della demenza lo svelano il linguaggio e la scrittura. Succede questo: il malato ha in testa delle idee confuse, poi sa scrivere frasi confuse. Fra le idee e le frasi non esiste nessunissimo rapporto: immaginate due tiretti della scrivania completamente in disordine, come capita. Il primo non descrive il secondo, meno che mai lo spiega: solo si può dire che hanno in comune il disordine. Ora, il demente, considera questo rapporto come trascrizione: il secondo tiretto è la forma descrittiva del primo. E si tiene il primo tiretto in testa, ti fa vedere il secondo e dice: ecco come la penso, ti ho chiarito l’idea? Tutto questo per parlarvi di un piccolo fotolibro di Enrico Scuro, fotografo, con testi di Diego Benecchi e Franco Berardi detto Bifo. I quali sono esempi perfetti di quella dissociazione del linguaggio che abbiamo brevemente descritto. Bifo ebbe una certa notorietà qualche anno fa al tempo della Marcia del Movimento su Bologna: era un professorino molto arrabbiato che ripeteva « vi spazzeremo tutti con una risata ». Deve essere molto invecchiato, e perso i denti, quanto meno ideali. Forse ora dice « vi spruzzeremo tutti con una risata ». Mio dio, mio dio: che tristezza. Però grazie, dio, per avermi piazzato tre generazioni fa: meglio merda che niente. Il fotolibro Scuro ha per titolo « Malgrado voi, immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna ». Insomma, a suo modo è interessante come documento dell’amplificazione resa possibile dalla fotografia di quelle che furono, come qualità politica, squallide risse da osteria portate sulla piazza. È vero, ahimé, che può scapparci un morto. O due al massimo. Ma questi sono gli svantaggi e i vantaggi della mia generazione: che si è fatta un’economia della compassione secondo la quale si usa la parola battaglia da qualche centinaio di morti in su. Al di sotto si tratta di incidenti: penosissimi ovviamente. Ma incidenti.
Fotografia ed editoria
Progresso Fotografico – dicembre 1979
Significativa, in proposito, la testimonianza di Enrico Scuro, un giovane fotografo bolognese che ha vissuto l’avventura della autoedizione: « Basta avere un piccolo capitale, trovare un compositore,un tipografo e un rilegatore e il gioco è fatto. Nella pratica, però, è un’altra cosa. Avevo in cantiere due progetti di libri fotografici: il primo che documentava i « fatti » di Bologna dal ’77 in poi, il secondo centrato sui grandi raduni musicali. Un editore ha visto le centinaia di fotografie e si è mostrato entusiasta di poterle trasformare in due libri. Dopo sei mesi si è accorto che non poteva rischiare la pubblicazione di un fotografo sconosciuto. Ho rischiato da solo, realizzando il primo progetto. Un prestito di una banca e qualche cambiale. Costo: 2.000.000 di lire per 2.100 copie. Risultato: tiri libro, « Malgrado voi », di 60 pagine 20 x 20. Prezzo di copertina 3.000 lire. Poi mi sono accorto che il problema vero non era fare il libro, ma venderlo… Insomma, si è trattato di perdere un paio di mesi e dormire poco la notte per tutti i problemi pratici ed economici. Una esperienza da fare al massimo una sola volta nella vita ».
Catalogo della mostra BOLOGNA FOTOGRAFATA. Persone, luoghi, fotografi a cura di Giuseppe Savini Edizioni Cineteca di Bologna – 2023
Una ragazza che guarda diritto in macchina, ma nascosta dietro a una veletta: è la Bologna fotografata che abbiamo voluto presentare in questo libro. Nessun timore dell’obiettivo, ma una riservatezza da custodire, una distanza da rispettare. Attraverso tante immagini diverse, abbiamo cercato di raccontare la nostra città utilizzando lo sguardo di tutti coloro che l’hanno osservata, per ragioni e passioni differenti, da dietro la lente di una macchina fotografica. Storie di fotografi e di fotografie, di facce e di luoghi in un percorso che vuole essere innanzitutto un omaggio a Bologna e a tutti coloro che l’hanno abitata.
Bologna Fotografata
PERSONE, LUOGHI, FOTOGRAFI
Bologna, Sottopasso di Piazza Re Enzo 12 maggio 2023 – 4 agosto 2024
Dall’antimilitarismo a Radio Alice e ancora più in là
Valerio Minnella, Wu Ming 1, Filo Sottile Se vi va bene bene se no seghe. Dall’antimilitarismo a Radio Alice e ancora più in là Edizioni Alegre, 2023
Autobiografia di Valerio Minnella, basata su tre anni di conversazioni-fiume con WM1 e Filo Sottile. Conversazioni registrate, trascritte, discusse, integrate con lavoro d’archivio, infine rielaborate a sei mani in una lunga jam-session, durante la quale gli assoli di Valerio non smettevano di stupire.
Radio Alice – per chi le vuol bene, solo «Alice» – è sgomberata dai Biechi Blu la sera del 12 marzo 1977. C’è chi fugge sopra i tetti, passando accanto a un’antenna da carro armato, ma qualcuno rimane, perché non si abbandona la nave, pardon, la tecnologia, all’orda nemica. Il resto è storia: «Sono entrati… Abbiamo le mani alzate… Stanno strappando il microfono…» A dire quelle frasi è Valerio Minnella, e in questo libro racconta la sua storia. Che comincia ben prima di Alice. Quel 12 marzo, Valerio ne ha già vissute e fatte tante: ha lottato per l’obiezione di coscienza, ha tirato su una tendopoli in piazza Montecitorio, ha bruciato la cartolina di leva, è stato 300 giorni in carcere militare, ha camminato per chilometri con Franco Battiato, ha preso parte alla rivoluzione di Franco Basaglia al manicomio di Trieste… Poi le radio libere, l’arresto e di nuovo il carcere (stavolta civile), altre lotte, intuizioni, trovate, marchingegni. Perché, come si dice a Bologna, ci vuole dello sbuzzo, e Valerio ne ha da vendere. Cos’è lo sbuzzo lo spiega poi lui. Una lettura che sorprende, come un concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven che parte mentre la polizia irrompe. Niente seghe, perché è sicuro che vi andrà bene.
Bologna, Sottopasso di Piazza Re Enzo 12 maggio 2023 – 4 agosto 2024
Dopo il successo della mostra allestita nel 2017, continua il lavoro sulla memoria di Bologna attraverso la fotografia: Bologna fotografata. Persone, luoghi, fotografi.
La mostra, a cura di Giuseppe Savini, con circa 1100 foto e 16 installazioni segue un doppio binario: da un lato, un percorso cronologico che va dalla fine dell’Ottocento ai primi anni Novanta del Novecento, con gli ultimi scatti prima dell’avvento della fotografia digitale; dall’altro lato, un percorso attraverso il lavoro degli studi fotografici che nei decenni hanno costruito l’immagine della città.
Ci si muove così dalla Bologna dell’Età unitaria, con le sue mura e i suoi canali verso la Grande guerra e la figure del sindaco Zanardi e la creazione dell’Istituto Rizzoli per la riabilitazione dei feriti; l’epoca fascista e il tragico di occupazione nazista dal 1943-1945, fino alla Liberazione del 21 aprile 1945; gli anni del Boom con Dozza e Dossetti; gli anni della contestazione; la bomba del 2 agosto 1980; per chiudere con gli ultimi 15 anni di fotografia analogica, dal 1980 al 1994.
La mostra è promossa da Cineteca di Bologna, Comune di Bologna, Ministero della Cultura e Regione Emilia-Romagna.
La città è sempre quella, Bologna, e gli anni che si attraversano sono i medesimi, dalla fine di un secolo, l’Ottocento, alla fine di quello successivo. Nuovamente Bologna fotografata, come già titolava la mostra allestita nel 2017, nuovamente il Sottopasso come sede, ma la narrazione di questa nuova esposizione, pur essendo simile in tanti suoi aspetti a quella precedente, è in realtà differente. All’esperienza nata in quella occasione si è affiancata la possibilità di disporre di nuovi fondi fotografici acquisiti ultimamente dalla Cineteca; ad essi vanno poi aggiunti i tanti archivi pubblici e privati che, grazie alle collaborazioni attivate per la realizzazione del portale Bologna fotografata, ci hanno fatto scoprire inediti sguardi sulla città. Una visione più ampia, più corale ed anche più composita. È stata questa l’idea per una nuova mostra che, partendo dalle tracce della precedente, potesse dare spazio alle tante e differenti tipologie di immagini che abbiamo ritrovato. Un nuovo racconto compiuto utilizzando i ritratti, le foto di cronaca, le immagini pubblicitarie, le schede della questura, gli album di famiglia… nella convinzione che ognuno di questi documenti potesse avere, a suo modo, la capacità di aggiungere una piccola ma significativa parte alla storia di Bologna. A fianco delle immagini iconiche, rimaste a scandire i tempi storici del racconto, è rappresentata una quotidianità fotografica della città composta da facce e da angoli di strade, da pose e da interni casalinghi. Abbiamo voluto che fossero le immagini a raccontarci la storia e non che apparissero come mere illustrazioni di un racconto già fatto; ed è per questo che un’attenzione particolare è riservata a coloro che hanno realizzato questo grande archivio della città, i fotografi, con le loro più differenti attitudini, capacità e volontà. Lasciamo dunque a loro il compito di suggerirci le ragioni e i modi che li portarono a scegliere come e quale Bologna fotografare.“
Giuseppe Savini(curatore della mostra)
Gli anni della contestazione
“La storia fa le curve, e a volte sono molto strette. Alla fine del rettilineo del benessere Bologna è una città di operai dai volti ancora contadini, ma con la lavatrice e il frigorifero, la Seicento e le vacanze a Cesenatico. Ma anche di ragazzi nati dopo le bombe e le macerie, e per loro Bologna è soltanto un luogo del mondo. Solo che il mondo, alla fine degli anni Sessanta, ribolle di ribellioni. Il Vietnam è più vicino della Roma dei politici.
Volonterosamente, la città cerca di assorbire e metabolizzare il fermento. Di farne la materia prima della propria maturazione. Bologna vuole essere un’officina di culture e si attrezza per farlo, produce musica, accoglie e rilancia arte.
Dopo avere per oltre un secolo registrato come Bologna è, i fotografi si appassionano a quello che fa. Vanno ai concerti, alle performance, spiano la scena di strada.
Nelle loro immagini gli artisti non sono più celebrità mondane di passaggio, ma donatori di senso, chiamati a portare a Bologna l’aria del mondo. Lo sport è un nuovo orgoglio civico, versione ludica del bisogno di riconoscimento nella comunità. Sono ancora aperte come un tempo le osterie cantate da Francesco Guccini.
Le persone: gonne a fiori e minigonne sotto i portici, le bolognesi, indipendenti, orgogliose, cittadine, ribelli. Gli spazi: anche quelli del centro storico riscoperto come un tessuto prezioso, non valgono solo per la bellezza antica, ma per la vita nuova che possono ospitare e migliorare. Una città di usi e condivisioni si sovrappone alla città degli spazi e delle scenografie. I fotografi ora la guardano dal di dentro.
Ma è proprio quando si corre più veloci che le curve diventano pericolose. Le barricate e i cortei del ’77 bolognese chiudono un decennio di desiderio: una generazione ora ha intravisto i baratri del futuro, ne prova terrore e disgusto e tenta di ammutinarsi al proprio destino; la città ufficiale non la capisce, non la ascolta. Il sipario si strappa. Blindati nelle vie del sapere. Spari in via Mascarella. L’immagine di Bologna si frantuma come in un caleidoscopio, non è più pensabile una sola rappresentazione corale della città: le fotografie scattate dall’interno e dall’esterno del movimento non raccontano più le stesse cose, diventano opposte e anche nemiche.
Un crepaccio improvvisamente divide la città, forse per sempre, Poi, qualcuno butterà eroina sul fuoco.“
Dominique Gonzalez-Foerster PISTARAMA TORINO. Curva parabolica della Pista 500 al Lingotto collage di 155 metri (stampa digitale su vinile adesivo) 4 maggio 2023 – settembre 2026 a cura di Lucrezia Calabrò Visconti
Per Pinacoteca Agnelli, Gonzalez-Foerster presenta PISTARAMA, un ambiente site-specific realizzato per la curva parabolica nord della Pista 500, quarto capitolo della serie di Panorama realizzati dall’artista. PISTARAMA si presenta come un collage monumentale, che prende le mosse dalla storia politica e culturale di Torino per estendersi a episodi e figure legate a lotte di rivendicazione sociale attraverso tempi e geografie diverse.
Ispirandosi alla tradizione del muralismo, PISTARAMA accoglie personaggi storici e di fantasia, opere d’arte, documenti, fotografie, riferimenti cinematografici e visioni dell’artista, per esplorare il modo in cui i corpi corpi rivendicano lo spazio delle città per dare vita a contro-narrazioni.
Particolare con il Drago
La curva parabolica della Pista si apre ospitando una collezione di graffiti e scritte, testimonianze di persone e movimenti sociali che attraverso la parola reclamano lo spazio pubblico e scrivono una storia collettiva. Le scritte provengono da graffiti rinvenuti dall’artista sui muri di Torino, ma anche da incisioni realizzate in epoca romana, fino ad arrivare a rivendicazioni contemporanee di interesse globale. Risalendo i lati della curva parabolica si giunge alla parte centrale del murale, che abbraccia invece un grande ritratto collettivo, nel quale la storia della città di Torino diventa punto di partenza per trattare grandi temi della contemporaneità, come i movimenti di resistenza ai poteri autoritari, il pacifismo, le lotte femministe e antirazziste e quelle per il lavoro, attraversate da Gonzalez-Foerster in un’ottica inclusiva e intersezionale.
La ricerca di Gonzalez-Foerster per PISTARAMA prende le mosse dai gruppi di lavoratrici e lavoratori che proprio nella fabbrica del Lingotto organizzarono forme di resistenza antifascista nel 1943. Il lavoro dell’artista si inserisce così nella missione storiografica della nuova Pinacoteca, che vuole portare alla luce episodi alle volte poco noti dell’ex-fabbrica FIAT, creando uno spazio dialettico di riflessione in seno all’istituzione. Lungi dal voler offrire una trattazione esaustiva, PISTARAMA ambisce a diventare uno strumento collettivo, da attivare per confrontarsi con una storia che non dev’essere dimenticata. Il progetto è un’esortazione a chi visita la Pista a guardare insieme al passato facendolo rivivere nella contemporaneità: un luogo della memoria da completare insieme e uno stimolo per nuove narrazioni condivise.
Ai piedi delle Due Torri di Bologna il cantiere della torre Garisenda diventa una mostra a cielo aperto
Comune di Bologna con la collaborazione dei Musei di Bologna, della Cineteca, Fondazione Carisbo, Genus Bononiae, Tper e BolognaWelcome Allestimento: HOMINA Bologna, Piazza di Porta Ravegnana, dal 30 gennaio 2023
I pannelli che delimitano l’area di cantiere sotto le Due Torri ospitano il racconto sulla storia del monumento simbolo di Bologna attraverso testi in doppia lingua (italiano e inglese) e immagini.
Le immagini formano una galleria dei ricordi che vede le Due Torri protagoniste e allo stesso tempo spettatrici privilegiate della vita trascorsa ai loro piedi nel corso degli anni.
Soffermandosi nella lettura dei testi si può scoprire che durante la costruzione della Garisenda, iniziata nel 1109, ci fu un cedimento del terreno che ne causò la pendenza ancora oggi evidente, e che nel 1355 la torre fu oggetto di un intervento di abbassamento dagli originari 60 metri di altezza agli attuali 47. La caratteristica pendenza della Garisenda trova spazio anche nell’Inferno dantesco, quando il Poeta, nel descrivere la vista del gigante Anteo che si china ad afferrarlo, richiamò l’effetto ottico suscitato in chi guarda da sotto la torre mentre è sovrastata da una nuvola che scorre in direzione opposta alla sua pendenza: “Qual pare a riguardar la Garisenda sotto il chinato quando un nuvol vada sovr’essa sì ch’ella in contrario penda, tal parve Anteo a me, che stava a bada di vederlo chinare“.
Le foto selezionate dall’archivio sono:
Manifestazione in via Rizzoli, 11 marzo 1978
Carmelo Bene legge Dante dalla Torre degli Asinelli di Bologna in memoria delle vittime della strage del 2 agosto 1981, 31 luglio 1981
Regia: Giangiacomo De Stefano Produzione: Una produzione Sky Arte e K+, in collaborazione con Sonne Film e Sample Durata: serie di 4 episodi da 43′ Paese: Italia Anno: 2022
Quattro foto nell’episodio 4 dal titolo “Edonismo e anarchia”. Fine anni ’70, a sancire il crollo dell’utopia e la nascita dell’individualismo la disco music da un lato, il punk dall’altro
Esiste una pagina alternativa della musica italiana, fatta di sperimentazioni e avanguardia. Questi sono i suoi protagonisti
Sound Gigante è un lavoro che passa attraverso l’uso di archivio, interviste, ricostruzioni, grafica e tanta musica, ma che è stato principalmente dettato dalla messa assieme di vicende apparentemente sconnesse l’una dall’altra. La storia, infatti, si articola attraverso esperienze legate al mondo delle colonne sonore, alle library, ai gruppi e artisti difficilmente inquadrabili, arrivando poi agli anni 80’, in un quadro che, come principale punto di arrivo, voleva mostrare come in Italia la musica sia stata molto di più del Festival di Sanremo o l’operetta.
La musica italiana viene associata all’opera, al pop, al Festival di Sanremo. Ma la musica italiana è stata molto di più e per un periodo durato circa venti anni ha prodotto innovazione, avanguardia, sperimentazione e ha ispirato artisti di tutto il mondo, influenzando rock, elettronica, cinema, arte. La serie, composta da 4 episodi narrati da Alessio Bertallot, racconta, attraverso interviste, musica e materiali di repertorio le vicende dei protagonisti di una vera e propria storia alternativa della musica italiana, che, fuori dai soliti schemi prevedibili e popolari, ha dato via a un nuovo sound, un sound gigante!
a cura di Michele Bertolino con la collaborazione di: MIT – Movimento Identità Trans, Divergenti – Festival internazionale di cinema trans, Archivio storico del MIT
Tra le pieghe della carta sdrucita ci sono mille vite, mille voci. Porpora Marcasciano si è fatta attraversare dal movimento del ‘77, dai collettivi froci, dalle lotte delle persone trans, percorrendoli. Le tracce di quelle storie si sono via via coagulate e Bologna ne era spesso il collante – o la dopamina, perché in tutta Bologna c’è un via vai di compagni. Bologna WOW. (P. Marcasciano sull’Agenda Rossa, 1977)
Il trasferimento in città avverrà solo alla fine degli anni Ottanta(voglia), ma già nel decennio precedente è qui che si squarcia un velo di repressione: il movimento aveva conquistato via via alcuni spazi, marciapiedi, ba/checche.
Non solo Autonomia Operaia e il movimento studentesco, che anzi solo a parole si autodefinisce movimento di tutti gliemarginati dalla società capitalistica ma che nei fatti ripropone all’interno delle sue strutture imeccanismi discriminanti del potere (Collettivo frocialiste bolognesi, 1978), ma anche il Narciso, il collettivo frocialiste bolognesi e la militanza nel MIT nazionale. Nel ‘78, ‘80 e ‘82 a Bologna vengono organizzate le giornate dell’orgoglio omosessuale in piena luce. Sono gli anni in cui il movimento frocio, che si è allontanato dal FUORI ormai federato con il partito Radicale, fiorisce – Cento collettivi entro l’anno – e l’incrocio politico come compagno frocio, omeglio frocio compagno (P. Marcasciano in «Lotta Continua», 14 febbraio 1980) si fa deviatamente queer. Così la transessualità è innanzitutto lotta rivoluzionaria perché peresempio nessuna più di noi è consapevole del fatto che ogni individuo ha il diritto di esisteredi per sé, che nel mondo non c’è il bianco e il nero, ma dal bianco al nero mille sfumature (G. Parenti in «Lucciola», n.3, gennaio 1984).
Come se fosse disegnata una sorta di mappa stravagante che promette qualcos’altro. Tra i fiori, le colature, le architetture del corpo trasuda il respiro di un’esperienza di vita: su di essodormiamo, vegliamo, combattiamo, vinciamo e siamo vinti, cerchiamo il nostro posto,conosciamo le nostre inaudite felicità e le nostre favolose cadute, penetriamo e siamo penetrati, amiamo (G. Deleuze e F. Guattari, “Mille piani”, 1980).
Per questo i disegni non solo sono annodati con le vicende politiche o ne sono debitori, ma le riassumono facendole traspirare: le conservano nei loro orpelli e nella loro storia. C’è un disegno del 1982 dove tra le maschere è incollata la foto di un pompino: venne rimosso quando esposto durante un festival al Parco della Montagnola quello stesso anno, altri furono esposti a Palazzo di Re Enzo durante le giornate dell’orgoglio omosessuale. Per questo Non sono dove mi cercate non può che essere plurale, provando a intrecciare una pagina di diario dove creatività psichedeliche, sessi anarchici, felicità radicali e utopie colorano le interlinee, animano i verbi e i rumori attraversano i corpi. Ce n’est que un début,continuerons compats (P. Marcasciano sull’Agenda Rossa, 1977).
Images of Class: Operaismo, Autonomia and the Visual Arts (1962-1988) by Jacopo Galimberti Verso, 2022
Images of Class is the first overview of the unique encounter between artists/architects/designers and prominent Marxist current Workerism (aka Operaismo)
During the 1960s and 1970s, Workerism and Autonomia were prominent Marxist currents. However, it is rarely acknowledged that these movements inspired many visual artists such as the members of Archizoom, Gordon Matta-Clark and Gianfranco Baruchello.This book focuses on the aesthetic and cultural discourse developed by three generations of militants (including Mario Tronti, Antonio Negri, Bifo and Silvia Federici), and how it was appropriated by artists, architects, graphic designers and architectural historians such as Manfredo Tafuri. Images of Class signposts key moments of this dialogue, ranging from the drawings published on classe operaia to Potere Operaio’s exhibition in Paris, the Metropolitan Indians’ zines, a feminist art collective who adhered to the Wages for Housework Campaign, and the N group’s experiments with Gestalt theory. Featuring more than 140 images of artworks, many published here for the first time, this volume provides an original perspective on post-war Italian culture and new insights into some of the most influential Marxist movements of the twentieth and twenty-first centuries worldwide.
Il MAMbo– Museo d’Arte Moderna di Bologna è tra le vincitrici del bando “PAC2021 – PIANO PER L’ARTE CONTEMPORANEA” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per le proposte progettuali per l’acquisizione, la produzione e la valorizzazione di opere dell’arte e della creatività contemporanee destinate al patrimonio pubblico italiano.
Grazie al progetto Immagini d’autore come opere e come fonti per la ricerca storica, il MAMbo incrementa le proprie raccolte, acquisendo manufatti fotografici e audiovisivi d’autore relativi in particolare alle Settimane Internazionali della Performance, che si tennero dal 1977 al 1982, nonché ai primi anni di attività del museo nella sede della Galleria d’Arte Moderna di Bologna, appositamente costruita presso il Fiera District e inaugurata nel 1975.
Ad arricchire il patrimonio del museo, che ha recentemente dedicato al tema la sezione espositiva della collezione permanente Rilevamenti d’archivio. Le Settimane Internazionali della Performance e gli anni ’60 e ’70 a Bologna e in Emilia Romagna, arriveranno :
PAC2021 – ARTISTI E OPERE DEL PROGETTO
Silvia Lelli, Prima Settimana Internazionale della Performance
Silvia Lelli, Seconda Settimana Internazionale della Performance
Franco Vaccari, Esposizione in tempo reale, Biennale 1972, Pollenza, Nuova Foglio Editrice
Franco Vaccari, Franco Vaccari, 3 Esposizioni in tempo reale, 1972, 48 pp.
Enrico Scuro, Giuliano Scabia e Il Gorilla Quadrumano, il Brigante Musolino al Pilastro
Enrico Scuro, Mostra “Fluxus come Fluxus”
Enrico Scuro, Seconda Settimana Internazionale della Performance
Enrico Scuro, Il ’77 a Bologna
Emanuele Angiuli, Piccolo gruppo in moltiplicazione
Emanuele Angiuli, Tutto in una notte
Mario Carbone, Prima Settimana Internazionale della Performance
Antonio Masotti, Prima Settimana Internazionale della Performance
Antonio Masotti, Gina Pane. Io mescolo tutto
Antonio Masotti, Roberto Sebastian Matta. Autoapocalipse
Antonio Masotti, Seconda Settimana Internazionale della Performance, Palazzo dei Congressi e ex sede Sidercomit
Antonio Masotti, Gina Pane, Mezzogiorno ad Alimena, “Metafisica del quotidiano”, Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna
Antonio Masotti, Mostra “Metafisica del quotidiano” Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, 1978
Antonio Masotti, Terza Settimana Internazionale della Performance, La nuova danza, Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna
Antonio Masotti, Rassegna “Continuità della Performance”, Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna
“Investire sull’arte e la creatività contemporanea arricchisce il patrimonio culturale dello Stato e rappresenta un investimento sul futuro della cultura del nostro Paese, dei suoi giovani talenti e dei grandi maestri.”
Acquisizione da parte dellaBeinecke Rare Book and Manuscript Library, biblioteca dell’Università Yale che raccoglie i manoscritti e i libri rari e antichi, situata a New Haven, in Connecticut.
L’acquisizione è di 456 stampe a getto d’inchiostro in bianco e nero e a colori di fotografie che documentano il Movimento ’77 e altri eventi sociali, culturali e politici in Italia, 1976-1981.
Le fotografie documentano:
Radio Alice e la creativa Autonomia: fotografie di eventi politici e di un viaggio in Germania di un membro della radio libera dopo la sua chiusura da parte della polizia.
Raduni giovanili controculturali: Festival della Gioventù Proletaria al Parco Lambro, Milano, e Umbria Jazz Youth Festival nel 1976, e un festival nel Parco Nazionale d’Abruzzo, 1977.
Movimento ’77 e proteste correlate: occupazione di edifici universitari, dimostrazioni, costruzione di oggetti di scena per le parate. Rivolte e proteste di massa in seguito alla morte di Francesco Lorusso. Eventi politici, parate, raduni e una marcia in seguito alla morte di Giorgiana Masi nel maggio 1977. Fotografie del Congresso Internazionale contro la Repressione a Bologna nel settembre 1977.
Street art, murales e graffiti.
Marce e dimostrazioni in seguito al rapimento e all’uccisione di Aldo Moro nel maggio 1978.
Mostre e spettacoli, tra cui concerti di Skiantos e Patti Smith, spettacoli di John Cage, Julian Beck e Judith Malina dal Living Theater, una mostra di artisti Fluxus e altri eventi culturali associati all’avanguardia, 1978-1979.
Gay Pride a Bologna, 1980.
Occupazioni abusive organizzate dall’ Unione Inquilini di edifici inutilizzati, 1981.
Tra i soggetti degni di nota della collezione figurano Nanni Moretti, Dario Luigi, Angelo Fo, Tomás Maldonado, Umberto Eco, Luigi Squarzina, Julian Beck e Judith Malina del Living Theater, artisti Fluxus e John Cage.
Stampe a getto d’inchiostro su carta baritata, 7 ¾ x 11 ¾ pollici (20 X 30 centimetri). Principalmente in bianco e nero con alcune stampe a colori (numerate 398-402, 422-424). Intitolate, numerate e timbrate sul verso da Enrico Scuro. Stampate approssimativamente nel 2021.