recensione di Giuseppe De Bellis Quotidiano dei lavoratori – 27 maggio 1979
Se un ‘difetto’ bisogna trovare nel fotolibro di Scuro (ed uno almeno è d’obbligo trovarlo) è probabile che consista nella limitatezza del pubblico (‘audience’ verrebbe voglia di scrivere) in grado di poter afferrare a pieno le emozioni ed i significati delle sue immagini: sono foto fatte ‘dall’interno’ del movimento, foto in gran parte scattate ‘ad uso e consumo’ del Movimento di Bologna assolutamente altro da un reportage, da un documento giornalistico. Chi non ha vissuto abbastanza direttamente questi ultimi anni bolognesi potrà certo consumare questo libro alla profiqua ricerca di atmosfere, di profumi, di omofonie, ma non potrà immergersi a fondo nella ‘privatissima’ storia che esso racconta. «La nostra (storia), fatta di tenerezze, scritte sui muri, cortei gioiosi e militari, tensioni, rimane nostalgico ricordo, per alcuni neanche consavevole memoria»: le immagini di Scuro sembrano le puntuali pietre miliari di questa frase (di Benecchi): sono le pedine di un gioco di incastri, che riporta alla luce le suggestioni e le paure dell’avventura bolognese. Un libro, in sintesi, che dovrà subire differenti usi a seconda che venga guardato da chi a Bologna, ‘c’è stato in mezzo’ o da chi, a Bologna, non c’era o se c’era, dormiva.
a cura di Francesco Vincitorio L’Espresso – 3 giugno 1979
“Malgrado voi”. Libretto che raccoglie le drammatiche “immagini di due anni di battaglie del Movimento di Bologna”. Autore il fotografo Enrico Scuro. Ediz. L’occhio impuro. Bologna
recensione di R. d R. lotta continua – 7 giugno 1979
« Immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna ». Così esordisce il sottotitolo di « Malgrado voi » un libro fotografico di Enrico Scuro, in libreria da qualche settimana e proposto dalle edizioni « L’occhio impuro ». Le foto sono introdotte da due brevi scritti: il primo di Diego Benecchi « contro il quotidiano della rinuncia »; il secondo « contro l’esistente per il possbile » del trasversalista Franco Berardi (Bifo). Le foto si snodano subito dopo e sono una scelta del discorso fotografico « ufficiale » delle vicende bolognesi. Alcune foto sono già note: le abbiamo viste su Linus, giornali, fogli, libri, altre sono, oltre che inedite, migliori delle note.
Per quelli che sono riusciti a mettersi in pensione « post-movimentista » l’oggetto è indispensabile, potranno dire ai loro figli: « vedi, quello col passamontagna e la spranga è papà da giovane… ». Ma va bene anche per quelli che in pensione non sono riusciti ad andarci: vedere la propria faccia va sempre bene. Ottimo da mostrare agli amici nelle lunghe serate dedicate alle « mie foto ».
Piccola la città e Bifo mormora
recensione di Ando Gilardi PHOTO – luglio 1979
Il primo sintomo, agghiacciante, della demenza lo svelano il linguaggio e la scrittura. Succede questo: il malato ha in testa delle idee confuse, poi sa scrivere frasi confuse. Fra le idee e le frasi non esiste nessunissimo rapporto: immaginate due tiretti della scrivania completamente in disordine, come capita. Il primo non descrive il secondo, meno che mai lo spiega: solo si può dire che hanno in comune il disordine. Ora, il demente, considera questo rapporto come trascrizione: il secondo tiretto è la forma descrittiva del primo. E si tiene il primo tiretto in testa, ti fa vedere il secondo e dice: ecco come la penso, ti ho chiarito l’idea? Tutto questo per parlarvi di un piccolo fotolibro di Enrico Scuro, fotografo, con testi di Diego Benecchi e Franco Berardi detto Bifo. I quali sono esempi perfetti di quella dissociazione del linguaggio che abbiamo brevemente descritto. Bifo ebbe una certa notorietà qualche anno fa al tempo della Marcia del Movimento su Bologna: era un professorino molto arrabbiato che ripeteva « vi spazzeremo tutti con una risata ». Deve essere molto invecchiato, e perso i denti, quanto meno ideali. Forse ora dice « vi spruzzeremo tutti con una risata ». Mio dio, mio dio: che tristezza. Però grazie, dio, per avermi piazzato tre generazioni fa: meglio merda che niente. Il fotolibro Scuro ha per titolo « Malgrado voi, immagini di due anni di battaglie del movimento di Bologna ». Insomma, a suo modo è interessante come documento dell’amplificazione resa possibile dalla fotografia di quelle che furono, come qualità politica, squallide risse da osteria portate sulla piazza. È vero, ahimé, che può scapparci un morto. O due al massimo. Ma questi sono gli svantaggi e i vantaggi della mia generazione: che si è fatta un’economia della compassione secondo la quale si usa la parola battaglia da qualche centinaio di morti in su. Al di sotto si tratta di incidenti: penosissimi ovviamente. Ma incidenti.
Fotografia ed editoria
Progresso Fotografico – dicembre 1979
Significativa, in proposito, la testimonianza di Enrico Scuro, un giovane fotografo bolognese che ha vissuto l’avventura della autoedizione: « Basta avere un piccolo capitale, trovare un compositore,un tipografo e un rilegatore e il gioco è fatto. Nella pratica, però, è un’altra cosa. Avevo in cantiere due progetti di libri fotografici: il primo che documentava i « fatti » di Bologna dal ’77 in poi, il secondo centrato sui grandi raduni musicali. Un editore ha visto le centinaia di fotografie e si è mostrato entusiasta di poterle trasformare in due libri. Dopo sei mesi si è accorto che non poteva rischiare la pubblicazione di un fotografo sconosciuto. Ho rischiato da solo, realizzando il primo progetto. Un prestito di una banca e qualche cambiale. Costo: 2.000.000 di lire per 2.100 copie. Risultato: tiri libro, « Malgrado voi », di 60 pagine 20 x 20. Prezzo di copertina 3.000 lire. Poi mi sono accorto che il problema vero non era fare il libro, ma venderlo… Insomma, si è trattato di perdere un paio di mesi e dormire poco la notte per tutti i problemi pratici ed economici. Una esperienza da fare al massimo una sola volta nella vita ».
Catalogo della mostra: Bologna fotografata. Tre secoli di sguardi
a cura di Gian Luca Farinelli Ed. Cineteca di Bologna, 2017
Un libro per tutti, per chi a Bologna è nato, per chi non ci è nato, per chi la conosce, per chi non ci è mai stato, per chi la vuole scoprire, per chi non ci verrà mai, per chi non la sopporta, per chi la ama. Soprattutto per chi la ama.
Skiantos Una storia come questa non c’era stata mai prima, …e non ci sarà mai più di Gianluca Morozzi e Lorenzo Arabia a cura di Oderso Rubini e Andrea Setti Goodfellas Edizioni, 2017
Una sera di novembre del 1977, un manipolo di musicisti si riunisce per compiere il folle esperimento di registrare un disco in una sera. Non ci sono canzoni pronte e molti non si conoscono neppure tra di loro, eppure il miracolo riesce. Sarà il primo album degli Skiantos. Quarant’anni dopo, questo libro celebra le gesta, le canzoni e l’influenza culturale di un gruppo dalla storia unica e irripetibile. I bolognesi Gianluca Morozzi e Lerry Arabia hanno messo la penna del romanziere, il primo, e la grande esperienza da biografo musicale, il secondo, e hanno raccolto testimonianze, interviste, rivelazioni che ricostruiscono quattro decenni di Skiantos. Con un apparato di foto, memorabilia, rarità a impreziosire il libro, e le immaginarie vicende di due immaginarie band alle prese con il diabolico Signore dei Dischi e con l’eredità Skiantos del futuro. Dalla Bologna del ’77 ai giorni nostri, tra ortaggi sul palco e cambi di formazione, tra testi geniali e performance imprevedibili. Oltre 500 immagini di cui moltissime inedite e un apparato iconografico definitivo.
Spazi occupati / Spazi liberati – Il ’77 40 anni dopo Macerata, Galleria Antichi Forni, 29 novembre – 3 dicembre 2017
Nel 2005 il CSA Sisma di Macerata presenta la mostra ’77 / Spazi occupati Spazi liberati Il Futuro alle spalle. Tracce di un movimento. E’ un momento di ricerca, di condivisione, un esperimento che mira a riscoprire un ’77 trascurato e sottovalutato da storici e politologi: il ’77 controculturale, il ’77 creativo, il ’77 che ha cercato di parlare un linguaggio diverso da quello della politica istituzionale.
La mostra cerca di raccontare attraverso i volti, i corpi, le idee ciò che fino ad ora è stato dimenticato: una generazione che con i suoi comportamenti ha innescato trasformazioni culturali e sociali fondamentali per la società italiana, accelerando e aiutando il processo di modernizzazione e di secolarizzazione che investì l’Italia a partire dagli anni Sessanta del XX secolo.
Dopo il successo riscontrato nell’edizione 2005, e ora che il ’77 compie 40 anni, il Sisma festeggia questo compleanno riproponendo alcuni scatti e “fogli” della mostra del 2005, ridando linfa e vita all’idea di un ’77 creativo che ha ancora molto da dire… basta ascoltare!
Spazi occupati / Spazi liberati – Il ’77 40 anni dopo
RAM 2017. Biennale dei giovani artisti della Romagna Ravenna, MAR Museo d’Arte della città di Ravenna 2 – 17 settembre 2017 Progetto a cura di Elettra Stamboulis
Facciamo un ’77 parte da un anniversario, ma indaga anche il territorio temporale limitrofo. L’anteprima di ciò che sarebbe accaduto a Bologna sembra infatti essere già palpitante nel Festival dei Giovani organizzato dalla FGCI nel 1976 a Ravenna. Durante la mostra ci sarà un’istallazione sonora dedicata proprio alla ricostruzione di Radio sonora realizzata da Stavros Zagorakis. Inoltre saranno esposti gli scatti di Enrico Scuro che ha realizzato una serie di straordinarie fotografie di quell’evento e sarà proiettato il documentario di Giuseppe Bertolucci “Se non è ancora felicità….” girato dal regista proprio durante il festival. Gli artisti vincitori di RAM hanno poi declinato le loro visioni di quel fatidico anno, con gli occhiali di chi non c’era e uno sguardo attento al cambiamento epocale che segnò nel mondo dell’arte. Dalla settimana della perfomance alla GAM di Bologna al cambiamento del ruolo dell’artista tutto sembrò essere stato modificato in quel solo anno.
Pagliani: Uno sguardo (acrilico, pastelli a olio, grafite e collage su carta)
Per quanto gli anniversari possano infastidire, costituiscono un’occasione di reinterpretare la storia, anzi, le storie: a 40 anni di distanza dal movimento del ’77 la visibilità viene principalmente da iniziative di intellettuali che quegli anni li hanno vissuti o studiati, sempre più numerose a partire dagli ultimi due decenni: nel 2004 è uscito il film di Guido Chiesa Lavorare con lentezza incentrato su Radio Alice, l’emittente del movimento studentesco di Bologna; tre anni dopo il giornalista Enrico Franceschini pubblica il libro Avevo vent’anni che raccoglie le voci e i ricordi dei protagonisti del collettivo di Giurisprudenza di Bologna. Sempre qui nel 2011, il fotografo Enrico Scuro dà alle stampe I ragazzi del ’77, un testo che ripercorre gli avvenimenti bolognesi attraverso immagini proprie e quelle inviate da un migliaio di persone grazie a FaceBook e, dopo alcune mostre a Bologna che sdoganano le immagini di quegli anni, una sua personale sul tema è stata ospitata quest’anno al Teatro Comunale di Bologna. Un’altra mostra fotografica a Milano nel 2016 presenta le fotografie di Dino Fracchia, reporter delle giornate dei due ultimi Festival organizzati dalla rivista antagonista Re nudo, fra cui il raduno a Parco Lambro nel ’76. Nel frattempo, le mostre dedicate ad Andrea Pazienza e le riedizioni dei suoi fumetti permettono un passaggio generazionale di nicchia sui sogni, ossessioni, violenze di quella generazione mentre con altro scopo un saggio storico di Luca Falciola uscito nel 2015 (Il movimento del 1977 in Italia) ricostruisce faticosamente il contesto storico sociale – la grave crisi occupazionale giovanile, l’avanzare della rappresentanza parlamentare del Partito Comunista, gli accordi per il “compromesso storico” con la Democrazia Cristiana – e le varie anime del movimento giovanile, del rapporto drammatico con lo Stato, i partiti e in particolare col PCI, fino ai collegamenti e alle rotture col decennio seguente. La crisi di rappresentanza vissuta da una generazione, di cui ancora oggi sono visibili le conseguenze, fu consumata in questa seconda ondata di contestazione di massa, unica al mondo fra i paesi che avevano contribuito al ’68………
L’immagine del suono #jazzaperugia Perugia, Museo civico di Palazzo della Penna 1 luglio – 10 settembre 2017 a cura di Angela Madesani
L’esposizione contiene 335 scatti di 35 fotografi che hanno documentato i più importanti protagonisti del jazz nella suggestiva ambientazione urbana. Percorrendo le sale del Museo civico, lo spettatore si immergerà quindi in una città, che vive e si trasforma attraverso la musica, che mostra le sue bellezze monumentali e i suoi scorci medievali, scenari che la connotano e la rendono immediatamente riconoscibile.
L’immagine del suono #jazzaperugia diventa l’occasione di leggere la città sulle note del jazz, attraverso un viaggio nella storia del notissimo appuntamento musicale di respiro internazionale, seguendo l’occhio di grandi fotografi che hanno saputo immortalare momenti indimenticabili nella storia della città. È questa una delle più grandi mostre mai realizzate, in termine numerico, di fotografia di ambito jazzistico.
I fotografi presenti in mostra: Massimo Achilli, Andrea Adriani, Pietro Bandini, Giancarlo Belfiore, Michele Cantarelli, Giuseppe Cardoni, Elena Carminati, Roberto Cifarelli, Sergio Coppi, Riccardo Crimi, Matteo Crocchioni, Pietro Crocchioni, Tommaso Crocchioni, Tim Dickeson, Giulio Fratticioli, Yasuhiro Fujioka, Luigi Loretoni, Adriana Mateo, Federico Miccioni, Marco Nicolini, Pino Ninfa, Daniele Paparelli, Fabio Possanza, Franco Prevignano, Mimmo Rossi, Simone Rossi, Andrea Rotili, Adriano Scognamillo, Enrico Scuro, Roberto Settonce, Filippo Sproviero, Oreste Testa, Francesco Truono, Roberto Ugolini, Barbara Zanon
Il catalogo bilingue (italiano e inglese) a colori, edito da Fabrizio Fabbri Editore, curato da Angela Madesani
Bologna, Sottopasso di Piazza Re Enzo, 9 giugno 2017- 2 aprile 2018
La storia di Bologna e dei bolognesi in una mostra fotografica promossa dalla Cineteca di Bologna
Una storia, tante storie La fotografia per raccontare una storia. Anzi, tante storie. Quelle di Bologna e dei bolognesi, dei loro volti e dei loro cambiamenti attraverso gli sguardi dei fotografi. Centinaia di fotografie per attraversare le vicende storiche di Bologna e comporre un ritratto capace di attraversare – come recita il sottotitolo della mostra – Tre secoli di sguardi: l’Ottocento, tutto il Novecento, e il nuovo millennio.
Un testimone d’eccezione: lo sguardo del fotografo Un racconto vivo della città, della sua gente. È quello che può fare lo sguardo di un fotografo, testimone instancabile di tutto ciò che accade, della vita di tutti i giorni, degli immensi cambiamenti che la Storia ha impresso al secolo breve. Così, attraverso lo sguardo di molti fotografi, la mostra vuole ripercorrere la Bologna che si affaccia alla modernità, pur lasciando ancora all’obiettivo dei fotografi qualche scampolo di maestosa antichità (le mura) o un inimmaginabile profilo fluviale, che oggi riemerge agli occhi stupiti dei turisti che si affacciano alla finestrella sul Reno.
Dallo Stato Pontificio ai giorni nostri La capacità unica della fotografia di cogliere e fissare le rivoluzioni urbanistiche a cavallo tra Otto e Novecento sarà la scintilla che innescherà il lungo viaggio di Bologna fotografata, nel corso del quale incontreremo personaggi e storie della città: dagli ultimi anni dello Stato Pontificio alla Prima guerra mondiale, con i grandi cambiamenti urbanistici che hanno trasfigurato il reticolato medioevale del centro storico; dal fascismo alla Liberazione; la rinascita del Secondo dopoguerra; dal 1968 all’attentato alla stazione; uno sguardo al presente.
Queste le macrosezioni lungo le quali si dipanerà un cammino che intreccerà quello della fotografia stessa, arte e mestiere che a Bologna ha visto lavorare artisti come Enrico Pasquali, Aldo e Paolo Ferrari, Nino Comaschi, Walter Breviglieri, Antonio Masotti, Piero Casadei, Luca Villani, Enrico Scuro, Nino Migliori.
Questo Archivio partecipa al progetto Bologna Fotografata.
Bologna Fotografata è un grande archivio pubblico di immagini della città che, partendo dal nucleo originale presente nelle collezioni della FONDAZIONE CINETECA DI BOLOGNA, si è arricchito via via ed è ora a disposizione di cittadini, studiosi, ricercatori, professionisti, studenti e curiosi.
Fotografie istituzionali e fotografie amatoriali, scatti professionistici e scatti realizzati da dilettanti, momenti rilevanti della vita della città e momenti quotidiani, ludici, intimi: un grande archivio fotografico di comunità aperto alla partecipazione di tutti i cittadini e attorno al quale saranno organizzate attività espositive, editoriali e di promozione.
The personal is (still) political. Towards an aesthetical historiography of the 1977 student movement
by Andrea Hajek Interdisciplinary Italy
This year marks the 40th anniversary of the 1977 student movement in Italy. Unlike 1968, the events of 1977 continue to linger in a grey zone suspended between personal testimony and historical analysis, between militant memories and nostalgic commemoration. In Il movimento del 1977 in Italia (2015), Luca Falciola identifies three “excesses” that mark the difficult process of narrating the movement of 1977: too much memory, too much interpretation, and too much “aesthetics”:
1977 has been much appreciated by journalists, photographers, cartoonists, writers and directors, who have narrated – with some excellent results – this “worst of youth” trapped between revolutionary utopia, desiring impulse and (self)destructive instinct. (p. 12)
Several photographic exhibitions have accompanied the 40th anniversary in Bologna, one of the epicentres of the movement. This proves that there is a “pregiudizio di ‘indicibilità’ che continua a gravare sul movimento del ’77, la resistenza a raccontarlo e studiarlo come qualsiasi altro evento” (Galfré, “L’insostenibile leggerezza del ’77”, 2008). Indeed, 1977 resists – or perhaps defies – historical analyses, and its “aesthetical excess” can be attributed precisely to the many artistic practices that made up the 1977 movement, in particular in a city like Bologna. Home to the very first Dipartimento di Arte Musica e Spettacolo (DAMS) in the country, which offered a unique training programme where art practice and theory merged, and which attracted many aspiring artists from across the country, Bologna soon became a crossroads of counterculture, underground publishing and artistic experimentation.
A radical rejection of politics and traditional left-wing political parties took the lead, in favour of a cultural revolution of language and communication that traversed the many artistic groups and collectives in Bologna. From Radio Alice’s “guerriglia comunicativa” to the counter-information exhibited in street performances or the visual writings of street artists, language became a new battleground for a society more attentive towards personal needs, creativity, self-determination and emotions. “Voglio fare una scritta”, the writing on a university wall that has been immortalized in a famous photograph by Enrico Scuro (who has kindly granted permission to reproduce the cover image, taken from I ragazzi del ’77. Una storia condivisa su Facebook, 2011), perhaps best illustrates this search for spontaneous and unlimited forms and spaces of communication, where the act of writing becomes a (political) means in and for itself.
It is difficult to put these multiartistic practices into historical perspective or to take account of them methodologically: they have mainly been studied separately or – in an attempt to narrate a more innocent and “shareable” 1977 – detached from the specifically political events and ideological components of the 1977 student movement. Yet, the explosion of creativity and artistic experimentation within the movement was inextricably connected to the political sphere: the alternative, experimental application of language and writing provoked a dialectic relation with the space of the student community, as a result of which “il privato si collettivizza e la sfera espressiva rifiuta la separatezza dell’arte, per proiettarsi verso la sfera politica” (Lorenzini, “La scrittura orale”, 2002).
Echoing the provocative experiments of the historical avant-garde, the 1977 movement abandoned the rigid and rational structure of language in favour of a highly informal and liberatory, physical, visual and phonical use of the word as it took shape on the Dadaist-inspired pages of the underground journal A/traverso, in the collective space of Radio Alice or the rock demenziale of the Skiantos. In this revolution of language, music, theatre and visual arts, the personal and the political subtly merged, calling for an historical approach that is able to overcome the tendency to narrate 1977 beyond aesthetics, but without abandoning these altogether.
Bologna. Foyer del Teatro Comunale 5-28 aprile 2017
Assalto al cielo, le immagini del ’77 è promossa dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con il Teatro Comunale Bologna. La mostra è accompagnata dal suono del ’77, con estratti dell’audio originale di Radio Alice e manifestazioni pubbliche, nonché dei brani salienti della produzione discografica di quell’anno, in cui sono stati pubblicati alcuni degli LP più importanti della musica popolare ed elettronica.
Mostra e presentazione a cura di Maurizio Tarantino.
Il ’77 raccontato attraverso l’obiettivo di Enrico Scuro
Francesco Salvucci su Bologna Teatri
La memoria, il tempo e la rappresentazione diretta della realtà sono le caratteristiche della fotografia per cui, delle volte, leghiamo un ricordo o una particolare emozione a un’immagine. La fotografia ci aiuta a ricordare e non dimenticare. Su questi principi del medium fotografico si basa anche la mostra Assalto al Cielo, le immagini del’77 (dal 5 al 28 aprile dalle ore 12 alle 15:30 presso il Foyer Respighi del Teatro Comunale). Attraverso le sue immagini Enrico Scuro prova a trasmetterci, attraverso l’obbiettivo della sua Canon Ftb di seconda mano, le sensazioni della vita universitaria bolognese di quel periodo.
Ex studente Dams, Scuro si ritrovò quasi per caso a essere il fotografo del movimento: «Ero l’unico del movimento che avesse una macchina fotografica, così ne diventai il fotografo». Le sue foto, che lui preferisce però chiamare immagini, immortalano i momenti più concitati del ‘77 bolognese con una strabiliante pulizia stilistica, creando un affascinante contrasto fra l’ordine delle sue fotografie e il caos di quel periodo. A proposito del suo stile afferma: «Mi sono ispirato ai quadri del 500. Volevo riuscire a far passare un concetto attraverso le mie fotografie, come facevano i grandi pittori del 500».
Scuro, ormai bolognese d’adozione, in questa mostra al foyer Respighi del Teatro Comunale di Bologna, grazie anche all’aiuto di installazioni sonore e video storici, riesce a trasportarci indietro di quarant’anni, dall’occupazione del Dams iniziata nel febbraio del ’77 sino al 25 settembre dello stesso anno, ultima delle tre giornate del convegno contro la repressione, passando per i cortei per Francesco Lorusso e tanti altri intensi momenti.
Una mostra molto interessante, per capire meglio o ricordarsi cosa è stato il movimento del ‘77, una delle ultime occasioni in cui la cultura ha avuto la forza di contrapporsi alla politica, periodo che Stefano Bonaga, filosofo e professore dell’Università di Bologna, descrive, durante il suo intervento all’inaugurazione della mostra, come «anni in cui la parola ha riconquistato la sua forza».
Autonomia e auto-valorizzazione: questi sono i valori per cui ci si batteva nel ‘77, idee opposte rispetto alle mobilitazioni degli anni precedenti. Non si puntava più alla centralità delle istituzioni e dei poteri, come nel ‘68, ma al contrario si tentava di creare una nuova consapevolezza collettiva. Per la prima volta ci veniva mostrata la società come la conosciamo oggi; non a caso temi come il precariato, oggi tremendamente attuale, venne trattato per la prima volta in quel particolare periodo storico. Interessantissimi anche i vari approfondimenti su Radio Alice, i video dei Dodo Brothers e la scheda sulla sperimentazione teatrale di quegli anni, che aiutano lo spettatore a farsi una panoramica a 360 gradi sul ’77, mostrando un attivismo politico che, oggi, sembra non esserci più.
Foyer del Teatro Comunale
incontro tra la generazione del ’77 e gli studenti dell’Ateneo bolognese
In occasione dell’inaugurazione della mostra Assalto al cielo, le immagini del ’77, realizzata per ricordarne il 40° anniversario del ’77 bolognese, il Teatro Comunale di Bologna ha promosso un momento d’incontro tra la generazione del ’77 e gli studenti dell’Ateneo bolognese.
Presenti: Il fotografo del movimento a cui è dedicata la mostra: Enrico Scuro il fondatore di Radio Alice: Valerio Minella Attivista del Movimento: Mauro Collina Filosofo: Stefano Bonaga Prof. Fotografia ABABO:Luciano Leonotti
Rassegna multimediale a cura della Cineteca di Bologna