Pensatevi Liberi! Bologna Rock 1979

Bologna, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna,
Dal 17 maggio al 29 settembre 2019

A cura di Oderso Rubini e Anna Persiani

Bologna Rock (2 aprile 1979) è stato l’evento capace di radunare più di 6000 persone al Palasport per l’esibizione di 10 gruppi, sconosciuti o quasi, e può essere considerato il simbolo di una stagione su cui costruire una indagine più approfondita, per le implicazioni culturali, l’influenza e il ruolo socio-politico che ebbe Bologna tra il 1975 e il 1985 nella storia della cultura italiana, ma non solo. 
La mostra si propone come una rilettura storica, una riappropriazione antropologica capace di evidenziare quegli elementi caratterizzanti che hanno contribuito alla nascita e alla crescita di quella stagione, per guardare il futuro, per riconfigurare e stimolare nuovi algoritmi di sviluppo della città proponendo un progetto ambizioso ed entropico che con continuità guarda alle culture “alternative” come centro e linfa vitale della propria crescita.

La mostra fa parte di Bologna Estate 2019, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna.
Hanno contribuito alla realizzazione del progetto: Vitruvium Virtual Museum per la parte relativa alla Realtà aumentata; Gallery16 che ospiterà focus (Roberto Vatalaro, Enrico Scuro e le fanzines) e serate a tema; Goodfellas per la realizzazione del catalogo/libro della mostra e di alcune ristampe discografiche su vinile; Expanded Music per i materiali forniti.
Media partner: Radio Città del Capo

Sito MAMBO


Red Ronnie sulla mostra


Roberto Grandi sulla mostra

Giovani gruppi punk, di rock demenziale e new wave della scena di Bologna hanno attirato al palasport della città 6000 persone. Era il 2 aprile 1979. A pochi, oggi, gruppi come gli Skiantos, i Gaznevada, Wind Open, Luti Chroma, Bieki, Naphta, Confusional Quartet, dicono qualche cosa. Ma quella sera il palazzo dello sport era stipato oltre ogni limite.
La mostra Pensatevi liberi. Bologna Rock 1979, curata da Oderso Rubini e Anna Persiani, alla Project Room di MAMbo fino al 29 settembre, parte da questa serata di musica e energia dirompente per tessere i fili della creatività esuberante che in quegli anni faceva di Bologna una delle capitali internazionali della scena creativa.
La Project Room è sommersa da materiali vari che mostrano l’intreccio creativamente originale tra musica, video, arte, fumetti, grafica, comunicazione, movimenti, politica che ha scosso Bologna dalla metà degli anni ’70 ai primi anni ’80. Quei momenti di effervescenza culturale e sociale che a macchia di leopardo toccano varie città nel corso degli anni.
Le pareti, le bacheche, le strutture della Project Room fanno da supporto a materiali originali d’epoca. Immagini su vari supporti, video, LP in vinile, documenti, fumetti, materiali visivi e grafici, strumentazioni del tempo e pubblicazioni indipendenti tessono la tela delle contaminazioni che hanno prodotto espressioni artistiche e comunicative nuove.
Muoversi in questa stanza provoca un leggero stato di ebbrezza perché si è sopraffatti dai materiali che l’affollano. Dalla visione di un centinaio di vinili che ci scrutano asettici alla fascinazione delle fanzine originali di Harpo’s, A/traverso, Svacco, Punkreas, Music Mecanique, The Great Complotto. Dalla commozione ingenua che proviamo davanti alle cassette audio all’emozione delle fotografie, al sorriso che ci dona il ritratto di Freak Antoni realizzato da Piero Manai e la scossa provocata dai collage originali di Traumfabrick, dove incontriamo Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Giampietro Huber, Giorgio Lavagna.

Una timeline corre sulle quattro pareti e riprende il contesto storico caratterizzato dagli eventi che in quegli anni si sono succeduti a Bologna. Quelli artistici, come la Settimana Internazionale della Performance alla Gam, un unicum a livello mondiale, la presenza del Living Theater fino al treno di John Cage e al concerto di Patty Smith. Quelli che hanno ferito e segnato la città come la morte di Francesco Lorusso, la Strage di Ustica e quella della Stazione. E infine gli eventi che in quegli anni trasformavano il mondo e il nostro modo di vivere.
La visita può suscitare un sentimento passivo di nostalgia per una Bologna che non c’è più, oppure, auspicabilmente e specialmente per chi quegli anni non li ha vissuti direttamente, la sorpresa di come sia stato e sia, quindi, ancora possibile sperimentare momenti di contaminazione tra arti e stili di vita che esplodano in forme creative nuove che accrescono la felicità sia individuale che pubblica.